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L'ex amante le punta una pistola: «Lascia tuo marito».  A processo un 50enne

A giudizio l’ex amante di una donna, che è stata anche costretta a installare un’applicazione sul telefonino affinché fossero controllati gli spostamenti 

PISA. L’ha mostrata due volte. Due momenti di delirio in cui, rabbioso per una storia che non stava andando come avrebbe voluto, si è presentato all’appuntamento con la sua amante tirando fuori una pistola. Usandola come strumento di persuasione. Un’arma detenuta legalmente, la cui esibizione ha stravolto ancora di più la vita della donna “colpevole” di non lasciare il marito. Accusato di minacce, violenza privata e stalking, un 50enne di origini pisane, ma residente a Viareggio, (omettiamo le generalità per tutelare la parte offesa, ndr) è finito a processo davanti al giudice Nidia Genovese del Tribunale di Lucca dopo la querela della donna con cui aveva avuto una relazione deragliata lo scorso anno.

Ieri in aula, presente l’imputato, nel 2013 candidato alle comunali con una lista civica, sono state sentite un’amica della parte offesa e la responsabile del centro antiviolenza della “Casa della donna” di Viareggio. Le due testimoni hanno confermato i contenuti della denuncia della donna la cui deposizione è prevista a novembre. Il suo calvario, durato mesi, dovrà essere raccontato di nuovo in Tribunale dopo averlo vissuto e messo nero su bianco nella denuncia contro l’uomo con cui aveva avuto una relazione extraconiugale conclusa malamente nel 2020. Gli episodi della pistola sono il punto più grave raggiunto nella storia finita in un’aula giudiziaria. Ma anche il resto non è un dettaglio su cui sorvolare.


Nell’antologia dello stalker l’ingrediente principale è la messaggistica. E anche in questo caso telefonate e sms hanno rappresentato tanta parte delle sofferenze inflitte alla donna. Offese e minacce hanno poi alzato il livello dei disagi quotidiani. Lui, l’imputato, pretendeva che la sua amante lasciasse il marito. Più il tempo passava e maggiore era il livore verso la donna accusata di non decidere. «Fallo oggi o stasera ti rivolto la famiglia» è stato uno dei messaggi. E ancora: «Io so essere la persona più spietata che esiste. Anche se credi di conoscermi non sai chi sono, non conosci bene il mio lato oscuro. Ti osserverò, ti controllerò. Stanne certa e al minimo sbaglio andrò fino in fondo. Poi farò io o chi per me. Occhio per occhio. T...a». Prima che la situazione degenerasse con la pistola puntata per costringerla a lasciare il marito, la donna è stata obbligata dall’imputato a scaricare un’applicazione sul cellulare la cui funzione era quella di controllare gli spostamenti. Un monitoraggio imposto con la forza e subìto dall’amante fino a che non è comparsa la pistola. E l’unica risposta per difendersi è stata la querela.

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