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Il virologo Menichetti: «Il Green pass? Meglio darlo solo con il vaccino e non col tampone»

Il virologo Francesco Menichetti

Il direttore di malattie infettive all'ospedale di Pisa parla in commissione sociale: «Terza dose? Partiamo dai fragili e da chi l’ha avuto da più tempo» 

PISA. Una campagna vaccinale che, in questa fase, secondo il professor Francesco Menichetti, direttore dell’unità operativa malattie infettive dell’Azienda ospedaliera Aoup di Pisa, ha «più luci che ombre». Menichetti è intervenuto nella riunione della Commissione politiche sociali del Comune. Per la riapertura delle scuole, «una nota di merito alla comunità nazionale e pisana perché le condizioni sono le migliori che si potessero creare. Riapriamo con il 95% del personale scolastico vaccinato, ma anche con un importantissimo 75% di studenti over 12 che hanno ricevuto le dosi. L’auspicio è che questa ripresa in presenza possa essere definitiva». E anche i dati nazionali sono tutto sommato positivi: «La larga adesione alla campagna (il 75% degli italiani ha ricevuto il vaccino anti-covid) ha avuto conseguenze tangibili, con una drastica riduzione non solo delle probabilità di contagio, ma anche di ricovero e terapia intensiva».

E chi sono i soggetti che necessitano dell’ospedalizzazione?

«Prevalentemente non vaccinati», è la risposta. «Tra l’altro», spiega il professore, «il 30% dei nostri ricoverati è straniero. Un dato interessante, perché più che un’improbabile adesione all’ideologia no-vax, dimostra una difficoltà di mediazione linguistica e culturale che è sfociata nella mancata vaccinazione. E la situazione pisana, seppur più variegata, è simile a quella registrata anche a Prato e Firenze, dove però la comunità cinese è largamente prevalente. In questi casi andrebbe fatto un lavoro specifico». Altra questione citata dal professore è quella delle donne in gravidanza: «Un equivoco», continua Menichetti, «è stato quello di non dare loro tempestivamente un’indicazione precisa a vaccinarsi. Ammalarsi di covid durante la gestazione può essere grave».

Questa, insomma, la fotografia pisana, in linea con quella nazionale. E se la campagna è andata bene, «si incontrano ancora alcune difficoltà nella fascia anagrafica over 50, candidati a contrarre gli effetti più gravi del virus». Un ostacolo, secondo il direttore Menichetti, «da superare soprattutto con il convincimento. I dati sono tali da considerare questi vaccini non più sperimentali, ma innovativi e sicuri. Tanto più che il 25% degli italiani non ancora vaccinato gode dei benefici offerti da chi invece si è accollato l’onore delle somministrazioni». E si arriva così alla questione del certificato verde. «Non è accettabile che in Italia ci siano 40 milioni di Green pass ottenuti con il vaccino, mentre 10 milioni vengano da tampone. Quest’ultimo ha una valenza diversa perché restituisce una fotografia limitata nel tempo e che non ha alcun effetto protettivo. Io spero che il Green pass venga orientato sempre di più verso la valenza vaccinale, mentre il tampone deve ritornare al suo ruolo di sorveglianza», è l'opinione del professore.

In pratica, ottenere il certificato o perché guariti dal covid, o perché vaccinati. «Penso che questo sia l’incentivo per implementare la campagna. Non l’obbligo vaccinale». E rispetto a chi non si vaccina, quindi anche i no vax, ha sottolineato: «Il non vaccinarsi è una scelta che non si riduce solo al libero arbitrio, ma coinvolge l’intera comunità. E come tale bisogna assumersene tutte le responsabilità. Bisogna sapere che ci sono diritti inalienabili davvero, a cominciare da quello della tutela della vita e della salute pubblica, prima ancora delle proprie scelte personali». Tornando all’incentivo per implementare la campagna vaccinale, l’obiettivo, secondo Menichetti, non è ancora l’immunità di gregge, «ora non perseguibile con la variante Delta e la questione degli under 12. Già tenere liberi gli ospedali dai malati di covid è un grande risultato», sottolinea. E ancora: «Bisogna distinguere tra il numero dei ricoveri e quello dei contagi, ora causati soprattutto dalla variante Delta, prevalentemente in circolazione anche a Pisa e con un alto grado di infettività. Se il virus circola in modo asintomatico o paucisintomatico va bene».

Ultima questione, quella della terza dose: «Adesso i frigoriferi sono belli pieni e la capacità vaccinale è bella solida», afferma Menichetti, che conclude: «I numeri della campagna vaccinale, con il suo progredire, sono calati. Secondo me è sostenibile somministrare la terza dose a chi ha fatto il vaccino da tempo, a partire dai sanitari e dalle categorie più fragili, dando poi la precedenza alle decadi più avanzate». In definitiva, il suo consiglio è di ripartire con la terza dose dai fragili, ma anche da coloro che hanno completato il ciclo vaccinale da più tempo, seguendo dunque un criterio temporale. Relativamente alla precedenza alle decadi, ha specificato, si potrebbe partire «da quelle più avanzate, passando agli ultraottantenni, poi gli over 70, over 60 e così via, perché è ormai abbastanza chiaro che il vaccino Rna messaggero ha una copertura temporale di 6-9 mesi e dunque effettuare un richiamo in base alla data di vaccinazione sarebbe molto utile».

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