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Bimbo morto in comunità, prescritto il processo penale

Confezioni di Subutex, farmaco utilizzato per trattare la dipendenza da oppioidi

Il piccolo aveva 22 mesi e ingoiò della pasticche di Subutex Termini scaduti per l’assistente sociale e il coordinatore della struttura 

PISA. La Cassazione mette la parola fine alla vicenda penale riguardo alla morte di un piccolo di due anni in una comunità: scambiò delle pasticche di Subutex per caramelle e morì. I giudici hanno stabilito che sono stati raggiunti i termini per la prescrizione del penale e dunque Rachele Vitali (di Pisa) e Alessandro Bichi non dovranno risponderne in aula. I due erano, rispettivamente, l’assistente sociale e l’educatore di casa Thevenin, la comunità di Arezzo dove avvenne la tragedia. Erano accusati di omicidio colposo in cooperazione.

La tragedia avvenne ad Arezzo nel giugno 2011 nella casa di cura Thevenin, un centro che ospita persone con disagi. Per quella dimenticanza la mamma, all’epoca ventenne con problemi di droga che l’avevano portata nella struttura, patteggiò due anni per omicidio colposo. Lo stesso reato, tra omissioni e culpa in vigilando, venne contestato a Vitali e Bichi.


Il bimbo era l’allora frutto di una relazione tra due minorenni, entrambi originari di Pisa, ma i due giovanissimi non riuscivano a occuparsi di lui.

La storia tra i genitori naufraga senza possibilità di recupero e quando del caso si occupano i servizi sociali per il bimbo si aprono le porte di una comunità di recupero. Viene ritenuta idonea la Thevenin di Arezzo. Con una restrizione iniziale verso il padre: poteva vedere il figlio solo in presenza degli assistenti sociali. In seguito gli avevano imposto di non avvicinarsi neanche alla struttura aretina.

Fu la Procura generale ad avocare il caso per ottenere il rinvio a giudizio anche dei due operatori su richiesta della parte civile, rappresentata dai nonni paterni della piccola vittima.

In aula il papà raccontò che nell’aprile 2011 aveva avuto sentore che la sua ex compagna fosse ricaduta nei giri della droga. E sapere che stava con il loro figlio lo aveva preoccupato.

Lo aveva detto ai servizi sociali. «Il bimbo non può stare in quel posto con la mamma», si era sgolato. A giugno quelle pasticche di Subutex, usate nei programmi di disintossicazione uccisero il bimbo. Le aveva lasciate sul comodino la mamma. Non poteva tenerle, ma le aveva con sé in un centro dove avrebbe dovuto curarsi.

Le contestazioni che furono fatte allo psicologo, coordinatore della struttura, e all’assistente sociale erano di non aver controllato: il primo cosa succedesse nella comunità e la seconda di non aver dato ascolto alle segnalazioni di pericolo imminente denunciate dal papà del piccino.

Sono state confermate le statuizioni civili solo per la donna, revocate invece per lo psicologo dopo il pagamento dell’assicurazione del centro.

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