Caso Ragusa, Logli dal carcere: «Torno a urlarlo, sono innocente e rivoglio la mia libertà»

Antonio Logli

Torna ad urlare la propria innocenza. Nonostante la condanna definitiva a vent’anni di reclusione per l’omicidio e la distruzione del cadavere della moglie Roberta Ragusa, Antonio Logli non si rassegna. E scrive una lettera a due giornalisti

PISA. Torna ad urlare la propria innocenza. Nonostante la condanna definitiva a vent’anni di reclusione per l’omicidio e la distruzione del cadavere della moglie Roberta Ragusa, Antonio Logli non si rassegna. Dalla cella del carcere di Massa in cui è rinchiuso dall’arresto del luglio 2019 dopo la sentenza della Cassazione, continua ad affermare di non aver fatto niente alla consorte e di essere vittima di una macchinazione giudiziaria.

Stavolta lo fa per scritto, con una lettera. Che comincia così: “Cari Francesca e Gianluigi...”. È infatti indirizzata a Francesca Carollo e Gianluigi Nuzzi, rispettivamente giornalista di Rete4 e conduttore della popolarissima trasmissione “Quarto grado”, la testata giornalistica che in questi ultimi mesi ha dato, più di ogni altra, spazio alla tesi difensivista di Logli.


“Dopo mesi di silenzio – inizia la lettera di Logli – torno a prendere la parola dal carcere di Massa, da dove mi professo nuovamente innocente rispetto ai reali per i quali sono stato accusato e condannato. Sabato scorso (il 4 settembre, ndr) ho potuto finalmente riabbracciare la mia famiglia e non potete immaginare l’emozione che ho provato”.

L’impiegato di Gello (nel comune di San Giuliano, dove lavorava in municipio) confessa nella lettera di aver sofferto molto le restrizioni legate alla pandemia da Covid che hanno ultimamente condizionato anche i rapporti tra i reclusi in carcere e le loro famiglie all’esterno. Per quasi un anno e mezzo, infatti, i detenuti hanno potuto parlare coi propri congiunti solo attraverso delle videochiamate.

Un’estate trascorsa da Logli nell’esaminare le carte del processo. “I miei genitori sono ormai anziani – ha scritto Logli – e il mio desiderio è ormai quello di poterli riabbracciare da uomo libero. Sono convinto che prima o poi la vera verità debba venire a galla. Ho una grande fiducia nel nuovo avvocato, Andrea Vernazza, e nei consulenti Anna Vagli e Teresa Accetta. Insieme a loro ho studiato tutte le criticità della condanna inflittami».

Ancora una volta Logli si ritiene al centro di un complotto.

“È stato costruito tutto – scrive ancora Logli ai giornalisti Nuzzi e Carollo – per avere un mostro da sbattere in prima pagina. Per la scomparsa di Roberta un colpevole andava trovato e hanno deciso che dovevo essere io”.

Ma come passa le giornate in carcere Antonio Logli, oltre che a studiare i fascicoli dei processi che lo hanno riguardato?

“Qui a Massa – racconta – ci sono delle attività ben organizzate, come quella del lanificio in cui continuo a lavorare e il laboratorio di lettura a cui parteciperò, ma resta il fatto che io non dovrei essere qui. Dovrei essere altrove, con la mia famiglia e con i miei affetti. Non sono stato io a fare del male a Roberta”.

Logli, quindi, non demorde. Nonostante lo scorso aprile la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo abbia rigettato il ricorso presentato dallo stesso detenuto sulla base di presunte violazioni delle norme processuali.

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