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Morto carbonizzato: le indagini cercano la verità nel pc e sulle chat

Il luogo dove è stato trovato il cadavere di Francesco Pantaleo (nel riquadro)

Durante il lockdown era rimasto a Pisa, non usufruendo della didattica a distanza. Al vaglio anche le telecamere in città

PISA. La speranza è che Francesco Pantaleo, il ragazzo siciliano di 23 anni trovato morto carbonizzato domenica scorsa nella frazione di San Martino a Uliano, abbia lasciato qualche traccia digitale delle sue ultime ore di vita dietro di sé. È per questo motivo che i carabinieri del reparto operativo, guidati dal tenente colonnello Giovanni Mennella, stanno passando al setaccio il computer del ragazzo e il suo cellulare, che ha lasciato a casa prima di allontanarsi sabato da casa. Come anche le chat dei videogiochi di combattimento, passatempo abituale di Pantaleo.

È stata anche sequestrata la sua stanza in via Adige, vicino alla facoltà di Ingegneria Informatica che frequentava. Insieme a lui in casa abitavano altri due ragazzi, universitari, come lui affittuari. Ora i militari stanno cercando anche tra quelle mura qualche indizio che possa risolvere il mistero della tragica morte dello studente originario di Marsala, in provincia di Trapani.


Si stanno vagliando anche le telecamere di sicurezza che coprono il tratto di strada che separa l’abitazione del ragazzo da via di Pescina, la stretta viuzza asfaltata che passa in mezzo i campi dove il corpo è stato ritrovato da una ragazzina che era andata a fare jogging. Le immagini lo hanno ripreso mentre camminava da solo, in compagnia di nessun altro, per una buona parte del tragitto proprio in direzione della frazione sangiulianese.

E i carabinieri le stanno vagliando per cercare possibili indizi o qualcosa che possa fornire una spiegazione a quello che è successo nel periodo tra la scomparsa e il ritrovamento del corpo. Il giovane potrebbe aver incontrato e parlato con qualcuno e ovviamente la possibilità che qualcuno lo abbia visto, diventando un testimone, sarebbero estremamente utili per le indagini. L'area è abbondantemente coperta dalle telecamere, almeno fino all’area attorno alla frazione, dove invece non si sarebbero occhi elettronici puntati.

Inizialmente si era vagliata la possibilità che il corpo appartenesse a un cittadino straniero, di colore, sulla quarantina. Il procuratore capo Alessandro Crini ha spiegato che le indicazioni date dal medico legale lunedì, il giorno dopo la scoperta del corpo, avevano però indicato che la persona morta era alta un metro e ottanta. Appurando anche che in vita il colore della pelle era chiaro, a differenza del resto del corpo carbonizzato. Così martedì è stata disposta una perizia tecnica sul dna, con un campione messo a disposizione dalla madre, arrivando poi venerdì a mettere in relazione il cadavere con il ragazzo scomparso. Pantaleo aveva deciso di rimanere a Pisa anche in periodo di lockdown, non usufruendo della didattica a distanza come molti altri studenti. Rimane il mistero anche sulle chiavi e uno zaino, che aveva con sé e non sono state ritrovati.

Slitterà a domani, con ogni probabilità, l’autopsia che inizialmente pareva prevista per oggi. Gli investigatori continuano a non escludere nessuna ipotesi, dall’omicidio al suicidio. —

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