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«Riaprite ai parenti le visite», Malacarne fa lo sciopero della fame

Il primario di anestesia chiede di consentire le visite in ospedale e nelle rsa. Fu lui a spingere la Regione ad aprire un protocollo per le visite in piena pandemia

PISA. Ventiquattro ore di sciopero della fame per rivendicare un principio fondamentale nel percorso di cura di una persona e per sensibilizzare le istituzioni a seguire l’esempio della Regione Toscana. «Riaprite ospedali e Rsa dove ancora non possono entrare i parenti», è l’appello che parte dal dottor Paolo Malacarne, primario del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale di Cisanello.

Umanizzare le cure, seguendo ogni protocollo di sicurezza, l’obiettivo. Quello che lo scorso dicembre portò Malacarne ad aprire le porte della terapia intensiva Covid, spingendo la Regione Toscana ad attuare un protocollo per permettere, dopo quasi un anno di assenza, l’ingresso dei familiari negli ospedali. Lo stesso ribadito due giorni fa aderendo allo sciopero della fame organizzato dall’associazione di promozione sociale lombarda “Salvagente Italia” che ha messo in campo una serie di iniziative sfociate anche in una petizione dedicata agli operatori sanitari, in una richiesta di incontro al ministro della Salute, Roberto Speranza, e ai presidenti delle Regioni che ancora non hanno attuato degli specifici protocolli per regolare l’accesso in ospedali e in Rsa dei familiari dei ricoverati. Una giornata di digiuno per continuare a sensibilizzare su quello che Malacarne definisce un tema fondamentale nel percorso di cura di un malato. «Sono molto preoccupato – sottolinea – perché con la scusa del Covid i familiari dei pazienti vengono espulsi dagli ospedali e dalle Rsa. Non c’è alcun senso continuare a vietare le visite. Certo – specifica il primario – è necessario regolare gli ingressi per evitare assembramenti, ma il divieto non è più giustificabile sul piano epidemiologico e scientifico ormai da tempo e quindi è irragionevole e intollerabile. Con l’introduzione del green pass si potrà entrare in un ospedale, ma se nessuno apre le porte i familiari continueranno a rimanere fuori». Considerati spesso un “peso”. Pretendono risposte e anche supporto, ma qualche volta una carezza può fare meglio di un farmaco. Almeno sotto l’aspetto psicologico. «I familiari sono sempre stati una parte fondamentale del processo di cura, ma impongono un’organizzazione diversa del lavoro», evidenzia Malacarne.


La Toscana è stata la prima regione italiana a riaprire lo scorso dicembre le porte degli ospedali alle visite con una delibera della giunta che ha avuto un significativo impatto a livello nazionale. «Ho visto e sperimentato con occhi, cuore e mente tutti i vantaggi della presenza dei familiari e l’assenza di controindicazioni o effetti dannosi – aggiunge il primario –. E per questo ho deciso di aderire all’iniziativa dell’associazione Salvagente Italia con uno sciopero della fame che non vuole essere una forma di ricatto, ma al contrario una forma di dialogo con le istituzioni». Un dialogo che punta ad una richiesta di “giustizia”, per tutti quei malati sottoposti spesso a cure intensive ed invasive privati anche degli affetti più cari. –


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