Morto bruciato, l’autopsia per spiegare quello squarcio alla gola

Il punto in cui è stato trovato il cadavere

Il mistero di San Giuliano Terme: un taglio compatibile con una lama ma mancano le tracce di sangue. Le novità nell'indagine

SAN GIULIANO. C’è uno squarcio aperto nella gola del cadavere ritrovato domenica sera nella frazione di San Martino, in via di Pescina. Un taglio profondo, notato dagli inquirenti e analizzato fin dalle prime ore. Al momento però prevale l’idea che quella lesione sia dovuta all’effetto distruttivo del fuoco, che ha consumato in gran parte i tessuti dell’uomo, ritrovato infatti semi-carbonizzato. Sarà però l’autopsia a eliminare ogni dubbio sulla natura di quella ferita.

La suggestione che potesse trattarsi di una ferita inferta per uccidere la persona, ancora anonima, è balenata subito nella mente degli inquirenti. Un colpo per uccidere e poi il cadavere bruciato per nascondere tutto e rendere difficile ogni valutazione su quel corpo miseramente abbandonato in un campo sotto a un ulivo.


Agli occhi esperti dei carabinieri del nucleo operativo però non è sfuggito un dettaglio: una ferita di quel genere, inferta su una persona viva, avrebbe creato una notevole perdita di sangue. E il sangue, anche bruciato, è piuttosto distinguibile dai tessuti organici e altri resti.

Una serie d’interrogativi che emergono dall’osservazione e ai quali soltanto l’autopsia potrà conferire la patente di buone o cattive intuizioni. Con i cadaveri carbonizzati è così: il fuoco cancella, confonde e rende il tutto difficilmente distinguibile.

Ad aspettare con ansia l’esito dell’autopsia è anche la famiglia di Salahadine Chamkhi, 33enne originario della Tunisia scomparso ormai da un mese e mezzo. La mattina dopo la scoperta del cadavere di San Giuliano il fratello ha immediatamente contattato le autorità. Aveva letto sui giornali che s’ipotizzava che i resti potessero essere di un uomo africano. Ieri il fratello di Chamki e il suo avvocato, Massimo Parenti, sono stati in procura. La famiglia è in attesa della comparazione del Dna della vittima con quello del 33enne scomparso. Per farlo bisognerà aspettare i tempi tecnici dei laboratori e probabilmente aspettare ancora qualche giorno.

Chamki è stato anche in galera per qualche tempo, per reati legati allo spaccio, e dunque il suo dna dovrebbe trovarsi nella banca dati nazionale. Un fatto che potrebbe accelerare l’attività di comparazione e dare una risposta a una famiglia che da giorni vive con un’ansia crescente l’evolversi della vicenda.

Il tunisino frequentava abitualmente San Giuliano, in compagnia della fidanzata, lucchese. L’ultima volta che è stato visto è stato il19 giugno scorso, quando decise di lasciare l’abitazione pisana e di trasferirsi momentaneamente a Lucca da un conoscente, dove sarebbe rimasto per circa una settimana. Da allora il cellulare è risultato sempre spento.

Stanno mutando invece le considerazioni degli investigatori sulle possibili origini della persona trovata bruciata. Inizialmente i tratti somatici e il colore della pelle avevano fatto pensare a un africano, originario delle regioni centrali o del Corno d’Africa. I rilievi più approfonditi fanno pensare però che possa essere anche una persona dalla carnagione più chiara. Le piste, in questo senso, rimangono tutte aperte. —

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