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Morto bruciato, c'è una pista sull'identità del cadavere: l'ultima visita alla fidanzata, poi la scomparsa 

i carabinieri sul luogo dell’omicidio la sera stessa del ritrovamento del cadavere in mezzo ai campi, il terreno bruciato sotto l’uomo e i resti anneriti delle sterpaglie e un passante sui luoghi il giorno dopo

San Giuliano: i familiari di un trentenne di cui non si hanno notizie dal mese di giugno si sono rivolti alle autorità. Si attende la comparazione del dna

SAN GIULIANO. Potrebbe essere la scomparsa di un uomo di 33 anni una delle piste più concrete per cercare di risolvere il mistero del cadavere semi-carbonizzato rinvenuto domenica scorsa in via di Pescina, tra San Martino a Ulmiano e Orzignano, lungo i campi che circondano e contraddistinguono le frazioni di San Giuliano Terme.

Lunedì scorso, i familiari del giovane, classe 1988, si sono presentati spontaneamente dagli inquirenti dopo aver appreso dalla stampa del ritrovamento di un corpo di un uomo, apparentemente di un'età intorno ai 40 anni e probabilmente di origini nordafricane. Accompagnati dal proprio legale, i familiari del giovane di cui non si hanno più notizie da oltre un mese, hanno esposto agli inquirenti la denuncia di scomparsa presentata alla questura di Lucca lo scorso 9 luglio, sviscerando la storia e le vicissitudini di un giovane arrivato a Pisa nel 2008 con la speranza di seguire le orme dei fratelli.


Un lavoro, una casa e una vita regolare. Un orizzonte in parte offuscato probabilmente da frequentazioni sbagliate e dal miraggio di facili ed immediati guadagni che lo hanno trascinato nel vortice degli stupefacenti, aprendo anche una parentesi caratterizzata da una condanna e da una breve pena scontata in carcere. Vicende di un passato in parte finito nel dimenticatoio e che il ritrovamento del corpo di domenica ha fatto riemergere. Tornate improvvisamente nella mente dei familiari. Flashback. Che hanno alimentato cattivi presentimenti. Accompagnati da una preoccupazione cresciuta ora dopo ora, giorno dopo giorno.

Vari gli elementi che, secondo i familiari, restano in attesa della comparazione del dna, e che potrebbero mettere in relazione le due vicende: la misteriosa scomparsa del giovane e il ritrovamento di quel cadavere adagiato nella vegetazione.

A partire dal luogo di ritrovamento del corpo, non lontano da quelli che il giovane, nato a Tunisi, abitualmente frequentava con la fidanzata, una ragazza di Lucca, e con alcuni suoi amici. «Spesso si ritrovavano nei pressi della stazione di San Giuliano Terme», dice il fratello del 33enne (l'uomo ha chiesto l'anonimato vista la delicatezza della vicenda). Poco più di 1,5 chilometri in linea d'aria dal luogo dove il cadavere è stato rinvenuto.

«Ho visto mio fratello per l'ultima volta lo scorso 19 giugno», prosegue l'uomo. Quel giorno, il 33enne decise infatti di lasciare l'abitazione pisana e di trasferirsi momentaneamente a Lucca da un conoscente, dove sarebbe rimasto per circa una settimana. Da allora il cellulare è risultato sempre spento.

L'ultima visita alla fidanzata il 21 giugno. Poi la misteriosa scomparsa. Che ha trasformato il giovane in un fantasma. Nessun contatto con la ragazza, né con i familiari. L'utenza telefonica staccata e nessuna traccia, né un possibile motivo per allontanarsi e far perdere ogni traccia. Silenzio. Che si è materializzato ad inizio luglio in una denuncia di scomparsa presentata da uno dei due fratelli del 33enne negli uffici della questura di Lucca. «Domenica sera abbiamo letto del ritrovamento nei pressi di San Giuliano Terme di un cadavere di un uomo probabilmente di origini nordafricane – prosegue l'uomo – abbiamo deciso di presentarci dalle autorità per ribadire della scomparsa di nostro fratello». Un'ipotesi, una possibile strada da seguire per cercare di risolvere quello che per la famiglia tunisina è diventato un doppio mistero. La scomparsa di un fratello e il rinvenimento di quel cadavere a cui gli inquirenti stanno cercando di dare un nome. —

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