Usura, condannati due professionisti

Chiesero la restituzione di cifre con un rincaro del 40% Per i giudici i motivi del ricorso sono inammissibili

pisa. Respinti dalla Cassazione i ricorsi presentati dal commercialista Stefano Giarri e dal consulente d’azienda Riccardo Dal Canto, già condannati in primo grado e in appello per il reato di usura nei confronti un imprenditore pisano che aveva cercato una linea di credito per tentare fortuna col fotovoltaico in Puglia. I ricorsi sono stati considerati inammissibili e i due sono stati condannati al pagamento della spese processuali e a quello di duemila euro in favore della cassa delle Ammende.

La vicenda nasce dalle indagini sulla bancarotta di una società: guardia di finanza e procura scoprirono un traffico di denaro transitato dalla stessa società, in bancarotta, su società estere, in Svizzera e in Inghilterra. Furono spiccati due ordini di arresto, il secondo per usura, con la perquisizione sul pc di uno degli imputati. Lì - ha sempre sostenuto l’accusa - ci sono già quasi tutte le tracce documentali per dimostrare l’usura ai danni dell’imprenditore pisano. Altre arrivarono con il controllo sui conti correnti, agende, bonifici, assegni. In sei mesi la vittima avrebbe dovuto restituire 140 mila euro, con un ricarico quasi del 40% sui 98mila ricevuti.


La difesa di Giarri aveva lamentato una violazione di legge e un vizio di motivazione nelle sentenze d’Appello, riguardo alla responsabilità nel concorso nell’usura, evidenziando che in appello, sostenendo che una testimonianza assunta nel processo avesse fatto emergere che la determinazione dell’importo in garanzia fosse stata concordata da Del Canto. E che il ruolo di Giarri fosse stato nullo, sostenendo che nell’affare la parte offesa avrebbe fatto riferimento al solo Del Canto.

Per la Cassazione si tratta di una ricostruzione “suggestiva che trascura” sia alcune dichiarazioni rilasciate dalla parte offesa, che avrebbero messo in luce il coinvolgimento di Giarri anche nella fase preparatoria, ma anche l’utilizzo di un conto corrente intestato alla segretaria di Giarri, sul quale quest’ultimo operava abitualmente, per “l’allocazione del prestito usuraio”.

La difesa Dal Canto invece, tra le altre cose, ha fatto ricorso lamentando che la sentenza non avrebbe “adeguatamente valutato le zone d’ombra rilevate in primo grado”, che avrebbero potuto qualificare le somme ricevute dal consulente come compensi per la sua attività. I giudici respingono i motivi di questo ricorso, ritenendo che non “superino il necessari scrutinio di ammissibilità”, essendo delle censure rispetto alle valutazioni fatte in appello. Giudicando “irrilevante la tematica delle zone d’ombra”. —

L.R.D

© RIPRODUZIONE RISERVATA