Quando il Pisa andò a un passo dallo scudetto: la beffa del campo "neutro", la sfortuna (tanta) e un arbitraggio ostile

Lo stadio di Torino che ospitò la finale tra Pro Vercelli e Pisa, il 24 luglio 1921

Il 24 luglio 1921 i nerazzurri provarono a strappare il titolo alla Pro Vercelli. Di quella sfida di positivo restò la super prestazione del portiere Mario Gianni. Tante le recriminazioni

Il risultato più alto del Pisa Sporting Club appartiene a un secolo fa. Esattamente il 24 luglio 1921, nel tardo pomeriggio, i nerazzurri di Ging si trovarono a un solo passo dal titolo nazionale: dovevano affrontare e battere la Pro Vercelli, una corazzata, famosa per la sua tecnica e per il suo gioco duro, già detentrice di cinque scudetti. Fu una gara maledetta e interminabile in cui tutti gli episodi ci girarono contro. A Bologna, nella semifinale del 3 luglio, il Pisa aveva battuto il Livorno per 1-0, laureandosi campione d’Italia centro-meridionale, ma per il titolo vero e proprio, era necessario battere i piemontesi.

La Lega, che aveva sede a Torino, scelse come campo neutro proprio quello di Torino e come arbitro il signor Fortunato Olivari (genovese di nascita, ma torinese di adozione). A niente valsero le proteste dell’allora presidente del Pisa, Giacomo Picchiotti, che aveva prontamente avanzato reclamo alla commissione federale, affinché spostasse la gara in un campo più neutrale. Gianni e compagni partirono alla volta di Torino in treno, a mezzanotte della sera precedente, viaggiando col buio e arrivando a destinazione di primo mattino; non appena scesi, Ging fece telegrafare a Pisa di far partire subito Gnerucci, a causa dell’improvvisa defezione di Luigi Poggetti, sentitosi male in treno (colica). Gnerucci partì immediatamente da Pisa e giunse a Torino solo poco prima dell’inizio del match. Ma la sua partita durò appena dodici minuti: l’avversario Rampini, entrando in modo scomposto sul nostro giocatore, gli provocò la frattura della tibia, lasciandolo dolorante a terra, nella totale indifferenza dell’arbitro Olivari. Dalla possibilità del cartellino rosso, alla situazione opposta: Pisa in 10 (non c’erano sostituzioni) per il resto della finalissima. Sembrò proprio che i nerazzurri dovessero vedersela contro tutto e contro tutti! Anche i pochi tifosi pisani presenti, che per l’occasione avevano portato 150 bandierine nerazzurre (un esemplare si è conservato fino a noi), non poterono che prenderne atto e sperare in qualche episodio favorevole.

La formazione del Pisa allenato da Joszef Ging in una foto scattata prima dell’inizio della sfida di Torino contro la Pro Vercelli


A questo punto la Pro Vercelli, forte del suo abituale forcing, costrinse i nerazzurri nella propria area. Prima Ara, poi Borello e dopo anche Ceria arrivano alla conclusione da distanza ravvicinata, ma Gianni si distinse in tutte e tre le occasioni; ma al 39’ il Pisa dovette capitolare: un “pasticciaccio” fra Bartoletti e Tornabuoni smarcò Ceria, che da due passi insacca portando in vantaggio i piemontesi. Alla fine del primo tempo Ging spronò i suoi calciatori, attuando alcune modifiche tattiche che si rivelano subito azzeccate: dopo pochissimi minuti dall’avvio del secondo tempo il Pisa pervenne al pareggio, grazie a un rigore trasformato da Danilo Sbrana, concesso per un evidentissimo atterramento di Tornabuoni, da parte di Bossola. A questo punto i vercellesi si riversarono in attacco, mettendo a dura prova la retroguardia pisana, ma ancora una volta il giovane Mario Gianni si esaltò con parate strepitose, negando più volte la gioia del gol ai bianchi piemontesi. Pro Vercelli all’attacco e nerazzurri in contropiede, una gara degna di una finale. Al 18’ del secondo tempo un altro episodio sfavorevole: la Pro, in posizione di fuorigioco nettissimo, passò di nuovo in vantaggio. Si scatenarono furenti le proteste dei nerazzurri, Viale perse la testa e si fece espellere, ma di uscire dal campo, proprio, non ne voleva sapere, tant’è che per allontanarlo furono costretti a intervenire due carabinieri. I nerazzurri (ridotti in 9 contro 11), provarono in tutte le maniere a pareggiare, mostrando un grinta infinita e una determinazione leonina, tanto da portare alcuni torinesi venuti a vedere la partita a tifare per loro.

Alla fine, i piemontesi vincevano il loro sesto scudetto e il Pisa, rammaricato ma mai domo, posò comunque per la foto di rito (in 10 uomini, viste che Gnerucci era finito in ospedale!). Qualche ora dopo in città iniziarono ad arrivare notizie discordanti, ma al mattino successivo, con l’uscita dei giornali, fu confermata la triste verità: molte testate, oltre a parlare della vittoria del titolo da parte della Pro Vercelli, sottolinearono la prestazione di un Pisa coriaceo e “sfortunato”. La Gazzetta dello Sport scrisse:”…il Pisa è in possesso di un grandissimo portiere: Gianni, sorprendente per agilità svolse un lavoro d’impegno, entrò a tempo nelle fasi più critiche dell’attacco vercellese, tenne i due tempi onorevolmente, senza mai soggiacere alla stanchezza”. Mancò la fortuna (e un arbitro imparziale), non il valore. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA