Dentro al Museo dell'Opera del Duomo: «Nella successione di opere c’è la magnificenza di Pisa»

L’architetto Magni svela i “segreti” dell’allestimento del sito riaperto nel 2019: «Racconta con linguaggio chiaro una storia straordinaria a un pubblico vasto»

PISA. Riaperto a ottobre 2019 dopo un lungo restauro, poi chiuso per l’effetto pandemia, ora il Museo dell’Opera del Duomo è una nuova attrazione in Piazza dei Miracoli. Del suo suggestivo allestimento si sono occupati gli studi di architettura di Magni&Guicciardini e Adolfo Natalini, coordinati dall’ingegner Giuseppe Bentivoglio.

Architetto Marco Magni, la ristrutturazione e la riorganizzazione del Museo sono durate quattro anni: perché è stata necessaria una chiusura così lunga?


«I musei sono edifici complessi, perché necessitano di condizioni ottimali per assicurare la migliore conservazione delle opere esposte e il benessere dei visitatori. Dopo quarant’anni dalla sua apertura il Museo dell’Opera del Duomo necessitava di una revisione globale, sia dal punto di vista architettonico che impiantistico. Sono stati ripensati i servizi dell’accoglienza, la caffetteria, il punto vendita interno per offrire una visita più comoda e partecipe, forse un po’ meno austera di prima. L’allestimento museografico è stato completamente rinnovato e con questo il concetto stesso della fruizione museale».

Qual è stata la principale sfida nel riprogettare il Museo e quale la difficoltà maggiore?

«Sebbene siamo di fronte a capolavori assoluti, esporre e far apprezzare le opere di scultura non è mai facile, soprattutto quando si tratta di scultura antica. Per noi il compito più importante consisteva nel disporre un percorso che, partendo dalla successione cronologica e tematica, valorizzasse le opere, creando un ritmo e un sistema di sottili e continue variazioni percettive. Sappiamo che la visita al museo può generare stanchezza, abitudine, persino noia. Per evitarlo, con i mezzi dell’architettura, dell’allestimento, dell’illuminotecnica, abbiamo cercato di suscitare emozioni, ammirazione, piacere. Abbiamo cercato di offrire una lettura dinamica di queste opere straordinarie, in modo da trasformare un patrimonio di valori collettivi in un’esperienza unica per l’individuo».

Quale immagine di Pisa, protratta nei secoli, l’allestimento intende rimandare all’esterno?

«La successione delle opere è espressione della devozione e della magnificenza di Pisa a partire dal XII secolo. Nella potente Repubblica marinara di quel periodo si sono incontrate culture artistiche diverse, da quelle d’oltre Alpi a quelle islamiche. La pluralità degli scambi e dei contributi culturali costituisce una caratteristica importante di quell’epoca. Ogni opera però parla linguaggi propri, in base all’origine, alla provenienza, all’autore, all’uso. L’allestimento è quindi costruito attorno a ogni singola opera, variando di volta in volta le modalità espositive di fronte a opere con significati diversi, così come di fronte a spazi diversi. Per veicolare queste informazioni le opere sono state contestualizzate mediante allestimenti che evocano il luogo, la collocazione e le atmosfere originarie».

Esiste un target di pubblico definito per l’esposizione oppure è pensata per coinvolgere sia la scolaresca che il turista colto?

«La nuova esposizione racconta una straordinaria storia a un pubblico vasto, attraverso una lettura delle opere che restituisce il loro valore universale. È una lettura aperta a tutti. Per fare questo occorre comunicare con un linguaggio chiaro, non prolisso, a volte semplificato. Nelle nostre soluzioni cerchiamo di non imporre la nostra visione di architetti. Per noi l’architetto è un interprete, non un protagonista, nel museo di oggi il ruolo centrale è occupato dalle opere e dal visitatore, o meglio dalle relazioni che si riescono a stabilire tra questi».

Quale funzione viene svolta dall’affaccio sul cortile interno che guarda la Torre, tra l’ombra delle sale espositive e la luce che proviene dalle vetrate?

«Nei nostri progetti, a Pisa come a Oslo o a Parigi, cerchiamo di rafforzare la connessione tra il museo e il contesto, il luogo specifico che ha determinato il formarsi della collezione. In questo caso l’intero museo si apre al suo interno su uno dei complessi architettonici più rilevanti al mondo. La loggia interna ospita una caffetteria senza uguali».

Il motivo, più di ogni altro, per il quale il turista che arriva in Piazza dei Miracoli deve essere “obbligato” a visitare il Museo...

«In questo museo sono custodite opere uniche che precedono i migliori frutti del Rinascimento. Le opere di Nicola, Giovanni Pisano, Tino di Camaino costituiscono l’inizio della grande scultura italiana. Qui è possibile ammirarle in tutta la loro grandezza, comprendendo i legami profondi tra l’architettura dei monumenti della piazza e l’arte di cui sono portatrici». —

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