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Un diagramma solare scoperto sui Monti Pisani

Lo sperone su cui è stato rinvenuto il diagramma solare

Rinvenuta una croce a cinque braccia orientate verso i punti cardinali 

Monti pisani o Monte Pisano?

Il dubbio ci resterà, chiamateli come volete. Di fatto sono tra i monti più antichi d’Europa formatisi all’incirca 30 milioni di anni fa, quando clima e aspetto della nostra bella “piana pisana” erano completamente diversi. Chiudiamo gli occhi e immaginiamo.


Quasi tutto il territorio che oggi definiamo “Italia”, era sommerso dalle acque e i monti pisani erano isole o atolli dove vivevano specie compatibili con un clima tropicale. In molte zone del Monte sono stati rinvenuti resti fossili di animali e vegetali vissuti in epoche diverse. Di queste evidenze iniziarono ad occuparsi nel 1800 eminenti studiosi come Savi, De Stefani e Ristori per arrivare al paleontologo “dilettante” Zygmunt Grzymały Bośniacki, Sigismondo, quello della villa sopra san Giuliano.

In virtù dello spostamento delle placche terrestri, il Monte Pisano nasce e si sviluppa trascinando in alto materiale sedimentario che prima era sommerso. In parole povere ciò che oggi sono i monti una volta era fondale marino e i reperti fossili (purtroppo sconosciuti ai più), nella valle di Agnano e in altre zone, lo testimoniano. Il territorio era frequentato anche da dinosauri, di piccole e grandi dimensioni.

Il Grallator toscanus, ma potremmo anche chiamarlo pisanus, era un carnivoro alto circa un metro e mezzo vissuto circa 230 milioni di anni fa e le sue impronte sono ancora oggi visibili. Comunque, per chi volesse approfondire la conoscenza, il Museo di Storia Naturale di Calci è sempre aperto.

Compiendo un grande balzo in avanti, arriviamo alla fine della grande glaciazione, quando progressivamente i monti pisani furono popolati. Circa cinque millenni prima di Cristo i primi abitanti si insediarono in grotte e anfratti, lasciando traccia delle loro attività domestiche e produttive. La Grotta dell’Inferno a Vecchiano e gli Eremi della Spelonca e di Rupecava e il complesso archeologico del Monte Castellare ci raccontano, coi loro reperti, storie affascinanti.

Il Monte Pisano era dunque luogo di riparo e anche dopo la cristianizzazione è stato scelto da eremiti, gruppi di preghiera e cenobi. Frediano (chissà come si chiamava davvero), poi nominato vescovo di Lucca, era un presbitero irlandese che intorno al 550 decise di visitare Roma. Colto da furore mistico non tornò in patria e si rifugiò nei nostri boschi.

Ci sono ancora scoperte da fare sul Monte Pisano? Pare di sì. Il Monte oggi è anche una palestra a cielo aperto. Arrampicata, trekking, trail, mountain bike, escursionismo, parapendio, sono in molti, con attenzione e rispetto, a percorrere vie vecchie e nuove. Così, un gruppo di amici intenzionato a raggiungere il Faeta passando per gli affioramenti rocciosi sopra Asciano si è imbattuto in una serie di cavità utilizzate dall’uomo in altre epoche. Graffiti, lettere incise, ma la scoperta più interessante l’ha fatta Giulia su uno sperone di roccia che aggetta nel vuoto e dal quale si osserva tutto l’arco dell’orizzonte: una croce con cinque braccia.

Siamo saliti più volte, con bussole e strumenti di misura e ciò che poteva sembrare un segno di culto, si è rivelato essere un diagramma solare, con linee perfettamente orientate verso i punti cardinali. Il quinto ramo di questa incisione è quello più interessante, perché è diretto verso il punto dell’orizzonte dove tramonta il sole al solstizio d’inverno, punto badate bene, diverso da luogo a luogo in virtù della curvatura della superficie terrestre.

In quei giorni, le giornate brevi e fredde cominciano ad allungare. È la vittoria della luce sulle tenebre, celebrata millenni prima di Cristo da tutti i culti solari. Il cristianesimo volle sovrapporre la data della nascita di Gesù a quella del solstizio d’inverno e così fu inventato il Natale.

Chi tracciò quel segno? Un eremita? Il sacerdote di un antico culto solare? Difficile dirlo. Le necessità nel passato erano completamente diverse. Semine, raccolti, migrazioni, celebrazioni, i ritmi dell’uomo erano cadenzati dall’alternarsi delle stagioni e avere perfetta cognizione del fluire del tempo aveva importanza vitale.

Il segnatempo di Giulia, così noi lo chiamiamo, è in un luogo impervio, difficile da raggiungere e questo ne accresce il valore. Valore assoluto e peculiare del nostro Monte. Valore che forse, per l’uomo moderno e tecnologico, è difficile da comprendere. Purtroppo. —

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