Tra commercio e marketing: va sul mercato il marchio di Pisa

Bando pubblicato dal Comune per lo sfruttamento del brand. L’obiettivo è anche un ricavo stimato in 300mila euro

Francesco Loi

PISA. Va sul mercato il marchio territoriale della città di Pisa. Potrà essere sfruttato su prodotti da mettere in commercio, ma anche per iniziative di marketing o servizi. Il Comune conta di ricavare da questa operazione 300mila euro. Palazzo Gambacorti ha pubblicato un bando, con scadenza 20 luglio per presentare le domande. L’avviso è rivolto a un soggetto interessato a prendere in concessione la licenza d’uso del marchio “Pisa is”. La concessione diventerà esclusiva dal primo giugno 2022 (fino a tale data la licenza è in uso anche all’attuale gestore dell’info-point comunale) e avrà una validità di cinque anni.


Attraverso l’autorizzazione allo sfruttamento commerciale del marchio territoriale, il Comune intende centrare diversi obiettivi. A cominciare dal «rafforzamento della visibilità di Pisa promuovendone la riconoscibilità», in modo da «favorire la conoscenza della città in tutta la sua ricchezza culturale, nelle sue peculiarità e specificità, consolidando un’immagine positiva e distintiva basata su tre principi cardine: innovazione, sostenibilità, cooperazione». Con la diffusione del marchio vorrebbe anche «favorire il coinvolgimento dei cittadini stimolando il senso di comunità», oltre naturalmente a «massimizzare i ritorni derivanti dall’utilizzo del marchio sia in termini economici che di immagine». Ma c’è anche un aspetto di tutela: «Contrastare iniziative commerciali non autorizzate, potenzialmente lesive della propria immagine istituzionale e degli interessi del Comune».

Il valore stimato della concessione per l’intera durata è di 300mila euro (da ricevere attraverso un sistema di royalties). Nelle relazioni degli uffici comunali si specifica che trattandosi «della prima volta che l’amministrazione comunale affida l’uso del marchio a un licenziatario» alla definizione della stima si è arrivati «facendo riferimento ad esperienze precedenti di altri Comuni italiani, capoluogo di provincia, che, pur con modalità diverse, hanno svolto gare per l’individuazione di un licenziatario del proprio marchio promozionale. Sulla base delle esperienze analizzate si ritiene che il valore della concessione possa essere stimato, in via prudenziale, nella somma di 300mila euro per tutta la durata della concessione».

In particolare «si ritiene – prosegue la relazione – che i prodotti con il marchio “Pisa is” potranno essere venduti soprattutto nella città di Pisa, in particolare nelle zone maggiormente interessate dai flussi turistici. A tale proposito va tenuto che, a causa della pandemia Covid-19, è particolarmente difficile poter fare previsioni sull’andamento dei flussi turistici nei prossimi anni».

Riguardo all’oggetto del bando, viene specificato che lo sfruttamento commerciale del marchio di Pisa può avvenire «mediante la produzione e la vendita controllata di prodotti brandizzati, l’eventuale gestione di iniziative di marketing e di co-marketing, e l’esecuzione di servizi». Al licenziatario è richiesto di «aver svolto l’attività in esclusiva con almeno due diversi clienti, per un periodo minimo di dodici mesi, nel triennio precedente la scadenza del termine per la presentazione dell’offerta». Deve inoltre «aver conseguito un fatturato medio generale e complessivo pari ad almeno 500mila euro (iva esclusa) con riferimento agli ultimi tre esercizi finanziari (2018, 2019, 2020)».

Tra le indicazioni che il licenziatario deve assolutamente seguire una riguarda i prodotti, che dovranno essere realizzati «con la massima cura in termini di creatività nel design e nella grafica, di ricercatezza e di innovazione nei materiali», mentre «il processo di produzione dovrà privilegiare prevalentemente la filiera produttiva locale». Vietato associare il marchio ad attività quali «propaganda di natura politica, sindacale, filosofica, religiosa o razziale» e «produzione e/o distribuzione di tabacco, materiale pornografico, a sfondo sessuale, armi, medicine o cure mediche». —

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