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Tumore non rimosso ad una 17enne, l'ospedale sceglie di pagare

Un intervento in sala operatoria (Foto d'archivio)

Il caso all'ospedale di Pisa: negligenze nell’intervento alla testa ad una paziente residente a Lucca. L'azienda ospedaliera trova un accordo con la famiglia

PISA. Non c’è una sentenza a stabilire l’esistenza di una eventuale colpa medica. Ci sono le consulenze di parte che dicono quanto basta per evitare il Tribunale. E c’è un giudice che invita le parti a trovare un accordo transattivo su una vicenda che nel dolore di un caso sanitario mette un punto fermo a livello civile. Non è un risarcimento in senso tecnico, ma un accordo stragiudiziale in cui l’ospedale di Pisa versa ai familiari di una paziente circa 720mila euro per chiudere un contenzioso avviato nel 2013.

È la storia di una ragazza, all’epoca dei fatti 17enne, residente a Lucca, colpita da una rara forma di tumore cerebrale. Una vita segnata per sempre da una malattia che non sarebbe stata affrontata con il giusto approccio dal personale medico coinvolto nella vicenda. Se l’Azienda ospedaliera verserà una delle più importanti somme degli ultimi anni per tacitare le pretese della controparte, anche l’ospedale pediatrico Meyer tempo addietro ha chiuso la causa con un versamento per non andare in giudizio.


I dettagli sono superflui per un calvario che inizia nei primi mesi del 2005. I segnali di una patologia che si rivelerà invalidante appaiono sotto forma di perdita della vista e forti mal di testa. Le visite specialistiche consigliano un intervento chirurgico che avviene nel marzo 2005 in neurochirurgia. Secondo la tesi dei familiari, confortata dalle consulenze di parte e di quelle disposte dal giudice, l’operazione presenta delle negligenze. Mancanze che nel giro di qualche mese costringono la ragazza a sottoporsi ad altri interventi, stavolta al Meyer. Ma nel contenzioso la base di partenza della causa da cui tutto ha origine è la risposta chirurgica del marzo 2005 a un problema che non viene risolto. L’asportazione del tumore non riesce. I mal di testa non cessano, i disturbi alla vista si aggravano. Si arriva a un ricovero d’urgenza al Meyer, cui fa seguito un altro intervento alla testa. Di nuovo i bisturi contro una neoplasia che non vuole saperne di regredire con i suoi effetti collaterali che debilitano sempre di più la paziente.

Uno stato di salute ormai compromesso che ad ogni risonanza magnetica offre un ulteriore fronte da tenere a bada accompagnato da cicli di chemio e radioterapia. Anni trascorsi tra ospedali, medici e lunghe convalescenze per una ragazza a cui la malattia ha sottratto anni di spensieratezza di un’adolescenza che non tornerà più.

Nel gennaio 2013 la richiesta danni formalizzata da genitori e fratelli della paziente. Il caso è delicato, ma le cartelle cliniche parlano. Il comitato gestione sinistri dell’Aoup e quello regionale colgono lacune che diventano inviti all’ospedale a trovare un accordo. E anche il parere dell’istituto di medicina legale converge sulla necessità di evitare cause dall’esito oneroso. La spinta decisiva arriva dal giudice che sollecita un accordo tra le parti. Il tumore trattato con negligenza non prenderà la via del Tribunale. Un bonifico di 720mila euro arriva ora a chiudere la causa. —

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