Diamanti, i sindacati difendono i bancari

Il caso dei funzionari Bpm imputati per truffa «Sono state le prime vittime, responsabilità dei vertici»

pisa. I rappresentanti sindacali dei bancari di Bpm intervengono sulla truffa dei diamanti, per cui alcuni funzionari dell’istituto di credito, oltre che la banca stessa e i suoi vertici assieme ad altre banche, sono imputati dopo la richiesta di rinvio a giudizio della procura di Milano.

Secondo le sigle Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin gli impiegati non hanno colpe in questa vicenda, che è addebitabile solo ai vertici delle banche coinvolte (oltre a Bpm, ci sono Aletti, Mps e Unicredit).


«Potevano forse – si legge in una nota dei sindacati – dei semplici impiegati di banca accorgersi dei meccanismi che stavano dietro questi investimenti che in quegli anni trovavano ricorrenti apprezzamenti su giornali finanziari? Cosa hanno fatto in quegli anni le istituzioni di vigilanza? Dobbiamo inoltre considerare che molte delle denunce presentate dai clienti nei confronti dei colleghi hanno riguardato il Banco Bpm (istituto nato a fine 2016 dalla fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano) a seguito della scelta, da noi aspramente criticata, di rimborsare solo parzialmente le somme investite dalla clientela per l’acquisto dei diamanti».

«Proprio per contrastare tale decisione – proseguono le organizzazioni sindacali dei bancari – il 20 maggio 2019 i lavoratori toscani e di La Spezia hanno scioperato manifestando a Lucca con un indiscusso successo partecipativo e mediatico, anche televisivo, per la ferma determinazione dei lavoratori di richiedere che il Banco Bpm facesse prevalere le ragioni dei clienti danneggiati dall’acquisto dei diamanti. Ciò in quanto, avendo i dipendenti eseguito le disposizioni aziendali in conclamata buona fede, risulta evidente la responsabilità dei vertici aziendali che sottoscrissero un accordo commerciale con Idb (la società venditrice dei diamanti) , non verificando accuratamente i contenuti della documentazione specifica e a supporto dell’acquisto (rivelatasi, successivamente, fuorviante e non veritiera) a cui gli operatori dovevano attenersi nelle relazioni con la clientela. Nel riferito contesto, numerosissimi colleghi (a riprova dell’assoluta buona fede) sia personalmente, sia propri familiari e amici, hanno a loro volta acquistato i medesimi diamanti ed attualmente sono esclusi da qualsivoglia forma di ristoro».

«È quanto mai inaccettabile – si continua – che questo problema, da ricondurre senz’altro all’operato dei vertici delle banche, che ha coinvolto gran parte del sistema bancario nazionale, venga presentato attribuendo la colpa di quanto avvenuto all’ “ultima ruota del carro”, cioè ai pochi dipendenti bancari, individuati quali capri espiatori esposti ad una condanna pubblica anticipata, sommaria e del tutto infondata. Siamo assolutamente fiduciosi che dal procedimento penale emergerà che i dipendenti bancari sono le prime “vittime” di decisioni scellerate che hanno condotto le banche ad essere coinvolte in questo “business” ed a nome di tutta la categoria difendiamo con tutte le nostre forze l’onorabilità e la professionalità dei lavoratori coinvolti. Abbiamo già incaricato i nostri avvocati di fiducia di assistere i colleghi coinvolti e già in altri procedimenti giudiziari la verità è stata accertata, con l’esclusione di qualsiasi responsabilità a carico dei dipendenti». —

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