Contenuto riservato agli abbonati

Primi segnali di ripartenza per l'economia pisana

Dall'assemblea dell'unione industriali emergono dati positivi soprattutto per informatica e farmaceutica

PISA. PISA. Segnali di ripresa. Tecnicamente un rimbalzo o qualcosa di più? «Dobbiamo in ogni caso essere prudenti: se il 47% degli intervistati tra i nostri associati prevede un aumento della produzione, il 36% propende per una situazione di stazionarietà data in effetti l’incertezza derivante dalla crisi sanitaria», dice in uno dei passaggi della sua relazione Patrizia Alma Pacini, presidentessa dell’Unione Industriale Pisana, tratteggiando scenario e prospettive dopo «la più grave contrazione economica della storia contemporanea».

Tema centrale dell’assemblea organizzata da Uip è stato quello delle infrastrutture («la carenza più grande e penalizzante per lo sviluppo del territorio) e a parlarne (titolo: “Le basi per lo sviluppo. Infrastrutture culturali, digitali, materiali e la mente dei giovani”) sono stati invitati Innocenzo Cipolletta, presidente Confindustria Cultura (“Le infrastrutture culturali”), Anna Vaccarelli, responsabile relazioni esterne di Registro.IT (“Le infrastrutture digitali”), Marcello Sorrentino, amministratore delegato Fincantieri Infrastructure Spa (“Le infrastrutture materiali”), e Lamberto Maffei, professore emerito di neurobiologia alla Scuola Normale (“La mente dei giovani”).
La Toscana nel 2020 ha subìto una flessione del Pil del 12%, dunque superiore al -8,9% nazionale a causa della maggiore dipendenza dell’economia regionale dall’export e dal turismo, tanto che le previsioni di Irpet per i prossimi anni sono al momento inferiori rispetto al dato nazionale.
 
E Pisa? Nel 2020 le imprese della provincia hanno fatto registrare un netto calo della produzione (-12%) e degli ordini esteri (-13%) rispetto al 2019, e anche l’export ha chiuso con segno negativo (-14%), dato a cui contribuiscono significativamente la moda e parte della meccanica, mentre l’informatica, la meccanica legata all’automotive e il farmaceutico hanno tenuto. «Pisa, come esportazioni, ha perso in ogni caso meno di Firenze (-16,1%), Prato (-18%) e Pistoia (-20%) facendo quindi pensare a una maggiore fragilità dei territori basati su un settore prevalente», sottolineano gli industriali.
 
I primi mesi del nuovo anno segnano però un recupero. «Dalla recente indagine condotta tra i nostri associati – prosegue Pacini – risulta che la produzione del comparto manifatturiero cresce nel primo trimestre 2021 del +20% e anche gli altri comparti fanno segnare dati positivi con la sola eccezione del comparto della pelle e delle calzature ancora con segno negativo. È il mercato estero nella nostra provincia il fattore trainante che indica un positivo (+22%), mentre la domanda interna si ferma a +3,6%».
 
Riguardo alla situazione occupazionale, secondo l’Istat nel 2020 il mercato del lavoro in provincia di Pisa ha registrato un lieve calo del 1,7%, che ha riguardato in particolare servizi e costruzioni. L’industria invece ha retto, in particolare la manifattura che ha registrato un incremento di occupati (+0,5%) rispetto al 2019. E nel primo trimestre 2021 Pisa ha registrato una tenuta occupazionale.