Una barriera sul canale per bloccare la plastica prima che arrivi sull'Arno

Ogni anno ognuno di noi utilizza 350 chili di plastica. E tantissimi di questi finiscono in mare

Libero Red Dolce

san Giuliano. Ciascuno di noi utilizza circa 350 chili di plastica ogni anno. Nei nostri mari se ne sono accumulati 150 milioni di tonnellate. Fermarle prima che arrivino allo sbocco, dai canali e poi dai fiumi, è una priorità e per questo motivo al Fosso del Mulino, all’incrocio tra via Puccini e la statale 12, è stata piazzata una barriera mobile sperimentale che dovrebbe bloccare le plastiche prime che si riversino nell’Arno.


Ieri mattina è stato presentato lo studio che sta portando avanti il consorzio di bonifica 4 Basso Valdarno grazie a una convenzione di ricerca con il dipartimento di ingegneria dell’Università di Pisa alla presenza dell’assessora regionale all’ambiente Monia Monni.

«Un’iniziativa molto importante, la Regione Toscana è stata la prima d’Italia plastic free, anticipando anche i temi imposti sul tema dall’Unione Europea sull’eliminazione progressiva delle plastiche monouso. Penso ad esempio al divieto di utilizzo in accordo con gli stabilimenti balneari o la sensibilizzazione nelle scuole».

Informazione e prevenzione sono fasi importanti, non si può però tralasciare l’azione di raccolta.

«È importante agire anche per andarle a prendere laddove si accumulano. Si tratta di una grande quantità di rifiuti in plastica che finiscono nel nostro ecosistema e bisogna mettere in campo tutte le alleanze possibili per raccoglierle e pulire i nostri corsi d’acqua», continua Monni.

La barriera è costruita in polietilene che raccoglie il materiale galleggiante e semi affondato che viene portato dalla corrente. Non crea danni alla flora e alla fauna presenti nei corsi d’acqua ed è progettato in modo da rimanere in posizione a lungo. Le acque scorrono liberamente nonostante la loro presenza. È posizionato sulle sponde con la concavità rivolta verso la direzione del flusso di corrente d’acqua, intercettando così il materiale. Sfrutta il suo basso peso specifico per intrappolare gli oggetti senza essere invasivo per i materiali naturali semi sommersi.

Spiega il professor Stefano Pagliara, professore di Idraulica e Costruzioni idrauliche all’Università di Pisa: «Il progetto nasce per fermare le plastiche che si muovono in acqua. Prima si è fatta una sperimentazione in laboratorio, poi la messa in pratica. Stimiamo che si possa recuperare un valore di diversi chili di materiale che finiscono in acqua nella zona». Così Maurizio Ventavoli, presidente del consorzio di bonifica 4 Basso Valdarno: «Il problema dell’inquinamento della plastica è una costante. Con questa barriera riusciremo a fare un quadro di quanta plastica si riesce a raccogliere in un canale di piccole dimensioni. Presto ci sarà la stipula di un contratto di fiume e la messa a dimora delle barriere sarà una delle caratteristiche che verranno inserite nel contratto».

Per il Comune di San Giuliano Terme «si tratta di un’opera molto importante – ha detto l’assessore all’ambiente Filippo Pancrazi – sia per l’effettivo abbattimento di rifiuti che sarebbe stato liberato in Arno, e di conseguenza in mare, ma anche per l’importanza relativa al monitoraggio delle quantità di plastiche che vengono raccolte».

Il sistema resta operativo durante le piogge ordinarie e permette e lo scorrimento libero delle acque senza alterarne la portata e la velocità. —

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