Bimbo portato via dalla madre, si era chiuso in bagno: porta forzata

Gli agenti e il padre lo prendono con la forza eseguendo un'ordinanza del tribunale: "Era terrorizzato e piangeva" 

PISA. Avevano concordato un incontro in casa dove il bimbo viveva con la madre e l’attuale compagno della donna. Una vicenda complicata, con una sentenza del Tribunale di Pisa che stabiliva che il piccolo dovesse essere collocato dal padre, nonostante il minore rifiutasse d’incontrarlo. E alla fine, dopo diverse disobbedienze alle ingiunzioni del tribunale, il piccolo martedì pomeriggio è stato prelevato con la forza e affidato al padre.

La madre (nella vicenda non riportiamo i nomi per tutelare il minore) racconta che dal 25 maggio scorso è stata nominata una curatrice. E che il bimbo era rimasto a casa nelle ultime settimane perché il suo compagno era risultato positivo al Covid. E che in meno di un mese le visite a casa, sotto la supervisione della curatrice, erano state dodici.


Martedì dunque un altro incontro programmato solo che stavolta oltre alla curatrice e al padre ci sono anche diversi poliziotti. «Quando il bimbo li ha visti entrare – racconta l’avvocata Ilaria Boiano, che difende la madre – si è rifugiato in bagno e si è chiuso dentro». Lì, sempre secondo il racconto della madre, è rimasto confinato a lungo. «Lo hanno terrorizzato, lo hanno fatto piangere», racconta la donna. Il bimbo però non ha intenzione di uscire. «Alla fine il padre ha forzato la porta del bagno e il bambino è stato preso. Ora è insieme al padre».

L’uomo vive in Sicilia e questo è stato un altro dei motivi che hanno spinto la donna a contestare l’ordinanza del Tribunale. Aveva infatti chiesto di poter aspettare la fine della scuola – la prima ordinanza risale a più di un mese fa – per creare le condizioni per un allontanamento non traumatico. Il bambino, 8 anni, ha sempre vissuto con la madre. La donna aveva fatto appello contro l’ordinanza ma il 3 giugno la sua domanda è stata respinta. Per ben 32 incontri programmati il bambino aveva rifiutato di vedere il genitore, un cambiamento repentino rispetto al passato, quando incontrava il padre con regolarità.

Ora l’attesa è per il 18 giugno, quando in sede di Appello verrà discussa nel merito la questione dell’affidamento. Rimane però l’ulteriore trauma inflitto a un bimbo portato via in lacrime da casa alla presenza di estranei con la forza.

Così scrive l’associazione Maternamente che ha seguito il caso, organizzando presìdi ogni giorno di fronte casa della donna. «Martedì era l’unico giorno in cui non c’eravamo, anche perché il decreto stabiliva come limite ultimo il 18 giugno prossimo per la consegna del bambino. Questo per la legge 54/2006, che stabilisce la bi-genitorialità come superiore interesse del minore nei casi di separazione. Ma che non prevede l’allontanamento coatto né l'utilizzo della forza pubblica ovviamente. Tantomeno se non vi sono situazioni di effettivo e comprovato pericolo grave e imminente per l'incolumità dei minori. Il bene del minore è però diverso dalla legge 54», continua l’associazione. «Si parla di affido condiviso, ma si vuole trapiantare un bambino, contro la sua volontà, a più di 1.000 chilometri di distanza dalla sua casa materna». —

ha collaborato Sara Venchiarutti

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