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Pisa, ami-nemiche in Tribunale per... il gatto

La proprietaria denuncia l'amica per appropriazione indebita: non vuole restituirmi il micio

PISA. Lui non lo sa, ma da oltre un anno è al centro di un contenzioso tra famiglia di origine e quella affidataria per questioni di vil denaro. In questa storia gli affetti sembrano occupare un posto laterale nella tribuna della vita dove può capitare di litigare anche davanti a un giudice per la custodia di un gatto. Il felino nel suo nobile distacco è il protagonista inconsapevole di un duello legale che non riguarda la separazione di una coppia che al capolinea dei sentimenti arriva a spartirsi i beni di un vissuto naufragato. La storia di cui la già sovraccarica macchina giudiziaria deve farsi carico ha a che fare con il lockdown per Covid, un’amicizia sui generis e il destino di un micio che dalla primavera del 2020 sa solo di aver cambiato casa e amici umani senza un perché. Nell’esistenza scombinata dal coronavirus a Pisa è capitato che la proprietaria di un gatto abbia chiesto a un’amica di tenerle il micetto. La ragione era pratica: doveva lasciare l’Italia a causa di un intervento chirurgico all’estero. Il favore era quasi banale, sulla carta neanche troppo impegnativo. Ci ha pensato il Covid a far saltare le coordinate di rapporti all’apparenza cordiali. Succede che per effetto del lockdown la proprietaria del gatto non può rientrare in Italia. Tra i guai causati da un simile stop c’è anche quello del gatto ospitato dall’amica. Passano i giorni e la situazione non si smuove. Le speranze di tornare a Pisa si perdono prima in settimane e poi in mesi. Si arriva a giugno e lo sblocco della libera circolazione in quella finestra di normalità destinata a chiudersi a ottobre, consente alla padrona del gattino di telefonare all’amica: «Sono tornata, posso riprendermi il gatto». «Sì, certo, ma nel frattempo ho speso qualche centinaio di euro tra cibo e altro, compresa un’operazione dal veterinario» è la risposta dell’affidataria che chiede il pagamento delle spese vive affrontate per la custodia del pelosetto. Il confronto sul quantum per il soggiorno non trova sbocchi bonari. Non si trovano d’accordo sul saldo del soggiorno che avrebbe dovuto essere amichevole e che nell’epilogo delle trattative deraglia nello scontro giudiziario. E così, la proprietaria del micino, decide di rivolgersi a un avvocato per querelare l’amica. La accusa di appropriazione indebita per la mancata restituzione del gatto. Della storia che ha già le sue singolarità, umane e personali, a quel punto viene investito il Tribunale. La Procura di Pisa, pm Giancarlo Dominijanni, chiede l’archiviazione per la donna che ospita il gatto non ritenendola responsabile del reato. Ma la padrona originaria non accetta la decisione e si oppone. Il caso finisce a ruolo per quegli automatismi che non distinguono i reati di allarme sociale dalle bagatelle che ingolfano le aule di giustizia. Il caso del felino trattenuto va a fare compagnia a fascicoli per stalking, furti, rapine, violenze sessuali. Ieri di fronte al gip Giuseppe Laghezza le parti hanno ribadito le loro convinzioni. Il giudice si è riservato. Il conto pare si aggiri sugli 800 euro. Soldi spesi per la cura del gatto nel periodo in cui la sua padrona era all’estero e poi impossibilitata a rientrare a Pisa. «Il gatto è mio e lei non può tenerlo» argomenta la donna che rivuole il micio ma senza tirare fuori tutti quei soldi. «Io quel denaro l’ho speso per far stare bene il micetto come tu mi avevi detto, non è colpa mia se non potevi tornare in Italia» è la replica dell’affidataria. Nessuno, tra le carte del fascicolo, che accenni all’affetto di un gattino trattato alla stregua di un oggetto. Un tempo campeggiavano agli ingressi delle carrozzerie campeggiano quei cartelli da patti chiari sul diritto di ritenzione: fino a che il cliente non paga il veicolo resta nell’officina. Non è un’auto da riparare il gattino, ma l’incolpevole personaggio principale di una lite per soldi. Con un prezzo ritenuto troppo alto per accoglierlo di nuovo a casa. Meglio denunciare chi lo ha sfamato e pulito anche se magari può aver ricaricato un po’ troppo le spese di “soggiorno” tra croccantini e lettiere da cambiare. L’unica consolazione per il micio è che non saprà mai a quale livello di meschinità possano scendere gli umani. Dalla primavera 2020 lui continua a condurre la sua fiera esistenza nella casa che avrebbe dovuto essere provvisoria. È la sua forza. L’indifferenza alle miserie altrui. Perché come diceva Ernest Hemingway «ai gatti riesce senza fatica ciò che resta negato all’uomo: attraversare la vita senza fare rumore». — © RIPRODUZIONE RISERVATA