Allarme sfratti a Pisa, due blocchi in extremis

La protesta organizzata ieri mattina nel quartiere del Cep permette di ottenere una proroga al 20 settembre

PISA. Una proroga fino al 20 settembre. È quanto è riuscita a ottenere l’Associazione inquilini e abitanti dell’Unione sindacale di base (Asia-Usb) con un picchetto organizzato nella mattinata di ieri al numero 29 di via Pierin del Vaga, quartiere Cep. Obiettivo: fermare due sfratti dalle case popolari. Un risultato temporaneo che garantirà, almeno per qualche mese, un tetto sopra la testa alle persone coinvolte. E intanto non si ferma la denuncia della sigla sindacale sulla ripresa degli sfratti negli alloggi di proprietà Apes, nonostante le conseguenze economiche, ancora ben presenti, della pandemia. È per esempio il caso di Luca Masini, 51 anni, uno degli inquilini che ha ottenuto la proroga ieri mattina. «Dopo la morte prematura di mio padre, sono stato dichiarato non idoneo – spiega –. A ridosso della pandemia ho perso il lavoro: percepirò la cassa integrazione fino ad agosto, poi verrò licenziato. Sto cercando di reinserirmi nel mondo del lavoro, come ho sempre fatto, ma non è semplice. Spero di poter trovare una soluzione per poter restare qui, dove abito dal 2015, e per avere un tetto sopra la testa. Il problema sarebbe quello di dover pagare, senza lavoro, un affitto alto».

Il problema è infatti alla radice e riguarda più in generale la situazione abitativa degli alloggi popolari in città, tutt’altro che rosea secondo il sindacato. «Una delle nostre richieste è che vengano messi a disposizione più alloggi popolari», spiega Fabrizia Casalini di Asia-Usb. «È l’unico modo per evitare che si protragga una guerra tra poveri, che vede contrapporsi inquilini non assegnatari (a causa della morte dei propri genitori) o morosi (per la crisi economica) e chi ha diritto ad una casa popolare ed è in graduatoria. Tra l’altro diverse case popolari sono sfitte e non vengono riassegnate in quanto sarebbe necessaria la ristrutturazione, ma mancano le risorse. Anche solo in questo palazzo ce ne è una vuota. Bisognerebbe fare una mappatura, rimetterle a disposizione: al bando per gli alloggi popolari, nel settembre 2020, le domande sono state 899. È evidente che c’è un bisogno estremo».


Oltre alla risistemazione delle case presenti, tra le soluzioni ci potrebbe essere «il restauro e la trasformazione in alloggi popolari di tutti quegli edifici pubblici abbandonati, come la Mattonaia o la sede ex Inpdap in viale Bonaini», aggiunge Casalini. Ma il sindacato chiederà anche «al prefetto di Pisa una proroga del blocco degli sfatti (sono ricominciati, dopo il blocco, quelli per morosità antecedenti al periodo pandemico) che vada oltre al 30 giugno», aggiunge Casalini, che sottolinea come tra i problemi a Pisa ci sia anche un mercato degli affitti proibitivo per chi ha un reddito da precario, pensionato o disoccupato. Un mix tra la scarsità di spazi rispetto alle esigenze e un mercato degli affitti con cifre più alte della media.

È il quadro dipinto anche da Valter Lorenzi di Potere al Popolo Pisa, che ha sostenuto la causa del sindacato. «Tra Pisa è provincia sono 290 gli alloggi Erp vuoti», sottolinea. «Nonostante la situazione pandemica non ancora finita, ci troviamo di fronte a decine di lettere di sfratto a persone che in questo momento, per motivi diversi, non sono in condizione di poter uscire dalle case popolari».

Senza dimenticare le problematiche legate a questi alloggi nelle periferie, denunciate da anni dai residenti e che non hanno ancora trovato una risoluzione definitiva. Dalle barriere architettoniche, numerose nei quartieri popolari, fino alle infiltrazioni. «In questi palazzi del Cep ci sono famiglie con le bacinelle dentro casa per raccogliere l’acqua che cade dal tetto. Senza parlare delle cantine, piene di infiltrazioni. Qui si rischia che venga giù tutto», avverte Federica Duchini di Asia-Usb. «Lo stesso in via Norvegia, via Pungilupo e a Gagno. Arrivano degli addetti, fanno i rilievi, ma poi resta tutto uguale». —