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Bar e ristoranti del litorale pisano cercano personale ma non lo trovano

Nella foto a sinistra Dario Barontini, titolare del bar Tiffany a Marina di Pisa e Fabio Tellini, uno dei soci del ristorante Chichibio di Tirrenia, insieme a Marco Bonatti (primo a destra)

«Con la pandemia è forte la paura di perdere il lavoro e quindi non di poter essere pagati fino in fondo»

MARINA DI PISA. Malgrado si apra con la campagna di vaccinazione avviata e un continuo calo dei contagi, questa stagione balneare dà la sensazione di essere affrontata con più timore e incertezza di quella dello scorso anno. Un avvio affannoso non tanto per la mancanza di affluenza, anche domenica il litorale ha fatto il pieno di presenze, ma per il difficile reperimento del personale stagionale. Forse c’è il timore che con il rialzo dei contagi si torni nuovamente alle chiusure, anche se stiamo andando in estate, con la conseguente perdita del lavoro. Di questo timore a farne le spese sono ancora bar e ristoranti, le attività che più di tutte in questo anno hanno sperimentato sulla loro pelle le chiusure improvvise.

La paura aleggia nell’aria. «Sono dieci giorni ha ho messo l’annuncio su Facebook e Instagram che cerco una banchista e due cameriere e non si è presentato nessuno – dice Dario Barontini, titolare del bar Tiffany a Marina di Pisa –. Non so come spiegarmelo. Tutti dicono che c’è disoccupazione, fame di lavoro e io invece non riesco a trovare nessuno. Anche gli altri anni non era semplice trovare personale, ma stavolta credevo che sarebbe stato più semplice. Quello che mi stupisce ancora di più è che non si è presentato nessun marinese, nemmeno un ragazzo o una ragazza che, in procinto di terminare l’anno scolastico, si sia proposto per lavorare in estate. Si vede, e meno male, che in questo paese stanno tutti bene».


Il bar gelateria da Umile, sempre a Marina, è stato più fortunato, ma anche in questo caso la ricerca non è stata semplice. «Devo dire che trovare qualcuno per fare la stagione è stato un po’ complicato – sottolinea Umile Paffile, titolare del bar gelateria –. Credo che la difficoltà sia dovuta al fatto che non sapevamo se saremmo stati aperti per questa estate. Alla fine, meno male, ho trovato una ragazza di Pisa che è entrata al lavoro quattro giorni fa e devo dire che è molto brava». Paffile aveva appeso un cartello dentro la sua attività evidenziando che cercava qualcuno anche con poca esperienza e quel cartello c’è rimasto per diverse settimane.

«Siamo partiti tardi – sostiene Fabio Tellini, uno dei soci del ristorante Chichibio di Tirrenia – e c’è una certa sfiducia nei confronti delle riaperture perché durante la stagione invernale le aperture sono state a singhiozzo e questo ha indotto, soprattutto i giovani, a non portare i curricula soprattutto nel settore della ristorazione per l’incertezza nella quale abbiamo vissuto fino ad oggi. Quest’anno registriamo un calo del 70-80% di curricula rispetto agli altri anni. I ragazzi che ci hanno contattato ci hanno chiesto la certezza del lavoro, perché nel caso di chiusure per il rialzo dei contagi hanno paura di non essere pagati e di perdere il lavoro. Il fatto è – rileva Tellini – che finché ci saranno le zone gialle, arancioni e rosse non è possibile garantire la continuità del lavoro come invece ci viene richiesto. Poi è cambiato anche il modo di lavorare, perché, essendoci il coprifuoco, il lavoro è più lento e si concentra soprattutto all’ora di pranzo. Io ho impiegato un mese a trovare due camerieri, uno viene da Livorno e uno da Pisa».

Gli stabilimenti balneari invece, che per prassi hanno un personale fisso stagionale, non hanno incontrato problemi per riconfermare i dipendenti storici così come confermano il titolare del Bagno Tritone (Marina) Marco Cacciò e Diva Giannelli, titolare de La Siesta a Calambrone che comunque è tutt’ora in cerca di qualche altro dipendente perché prevede una grande stagione. Anche Alessandro Cordoni, titolare del Bagno Vittoria (Marina) e presidente di Confesercenti Litorale, non ha avuto problemi per la riconferma dei dipendenti storici, ma si è trovato in seria difficoltà a reperire un nuovo bagnino. «Quello che in questi ultimi anni ha lavorato da me – dice Cordoni – ha trovato un lavoro a tempo indeterminato e per sostituirlo ho chiamato le due associazioni che formano i bagnini. La ricerca è durata un mese e poi sono riuscito a trovare un nuovo bagnino attraverso conoscenze. Non so spiegarmelo». —

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