Scuola, trenta classi verso il taglio: «Al Santoni indirizzi a rischio»

L'Istituto Santoni al complesso Marchesi

Gli effetti pisani della razionalizzazione del Provveditorato in applicazione delle normative ministeriali 

PISA. Il diritto allo studio è sancito dalla Costituzione italiana. Ma rischia di essere solo un insieme di parole su un foglio di carta se poi non si rimuovono gli ostacoli concreti che, nella realtà della scuola quotidiana, impediscono di fatto il funzionamento della didattica. È però quello che succede se la razionalizzazione delle risorse porta a tagliare su aspetti vitali dell’istruzione.

È quanto rischia di accadere il prossimo anno scolastico nella zona di Pisa e provincia, che potrebbe trovarsi con circa 30 classi in meno nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Una richiesta che arriva dal Provveditorato, ma su applicazione di normative nazionali. A sollevare la questione è l’istituto tecnico Santoni di Pisa, tra le scuole interessate. Nulla ancora è definitivo, ma, qualora la cosa andasse in porto, acuirebbe una serie di problematiche annose per la scuola pubblica. «Tagliare intere classi è un attacco al diritto allo studio e alla possibilità di scelta degli studenti», denuncia Tiziana Ghelardini, docente e membro della rappresentanza sindacale unitaria (Rsu).


«Per scuole con una gamma di percorsi differenziati come la nostra – spiega – significherebbe mettere a rischio interi indirizzi di studio capaci di rispondere alle esigenze lavorative del territorio. Dobbiamo rinunciare a una delle tre sezioni dell’indirizzo sociosanitario (ora richiestissimo) oppure all’unica sezione del percorso per geometri, perdendo così la possibilità di formare una figura professionale ricercata e per la quale lo stesso Santoni era nato? Per la normativa basta che resti un indirizzo nella provincia, mentre gli altri possono essere sacrificati se il numero degli studenti cala. Il nostro bacino di utenza dovrebbe così spostarsi a Pontedera o Volterra. Concretamente significa rinunciare a scegliere il proprio percorso».

C’è poi la questione delle classi pollaio, unico risultato «quando si accorpano le classi prime», continua la docente. Con conseguenze preoccupanti non solo sull’aspetto epidemico-sanitario legato al Covid, ma anche sull’inclusività. A spiegarlo è Maurizio Berni, dirigente scolastico del Santoni: «La nostra scuola accoglie un numero elevato di studenti con disabilità (in tutto ne abbiamo 95). Ma se tutte le classi sono numerose rischiamo di non poterli più inserire. Poi il Santoni è una “scuola delle seconde possibilità”: negli ingressi abbiamo un alto numero di ragazzi che si iscrivono qui perché si rendono conto di aver sbagliato il loro percorso. L’anno scorso, su 60 domande di iscrizione quando gli organici erano già stati fatti, ne abbiamo potuto accogliere solo 20 perché le classi erano sature. E gli altri 40? Si parla tanto di combattere la dispersione scolastica, ma i parametri di costituzione delle classi sono rigidi e non tengono conto delle esigenze e delle situazioni concrete. È sui vincoli esterni che bisogna lavorare». Per questo il dirigente si è subito attivato, non solo per il proprio istituto: «Il Santoni è un caso emblematico della scuola italiana. Con il provveditorato abbiamo sempre avuto un’interlocuzione serrata, ma costruttiva. Quando poi ci è arrivata la dichiarazione del taglio della classe ho subito inoltrato la richiesta per riesaminare una questione più ampia e strutturale. Non si rivolve nulla se viene messa una “pezza” soltanto nella nostra scuola, magari chiudendo altrove».

La risposta definitiva è attesa per oggi. «Sarebbe troppo semplice – conclude il dirigente – che mi mettessi a litigare con il provveditorato quando è la politica, a livello ministeriale, che deve dare delle risposte sulla scuola». —

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