Nessun beneficio ai parenti della vittima «Non erano a carico»

Alessio Musolino fu una delle 44 vittime dell’incidente In primo e secondo grado il beneficio venne riconosciuto 

Libero Red Dolce

pisa. Non avranno a diritto al riconoscimento dei benefici come “superstiti di vittima del dovere” i fratelli di Alessio Musolino, morto nelle tragedia del 1977 sul monte Serra, quando un aereo C-130H Hercules dell'allora 46esima Aerobrigata si schiantò con a bordo 44 persone. Morirono tutti. Una sentenza della Cassazione ora accoglie il ricorso del Ministero dell’Interno e della Difesa presentato contro le precedenti decisioni che attestavano il diritto dei familiari. Ma la decisione, in un certo senso, era già decisa da almeno tre anni a questa parte.


Dunque in qualche modo un esito atteso dopo la sentenza del 2019 delle Sezioni Unite della Cassazione. Quella sentenza stabilì che in relazione alla domanda di sorelle o fratelli né conviventi né a carico di un militare deceduto in una sciagura aerea, quelli da individuare come superstiti delle vittime del dovere che hanno diritto ai benefici sono delle categorie ben precise: genitori, figli ma non fratelli o sorelle non a carico. Nel caso di Musolino, che era un allievo al primo anno dell’Accademia Navale di Livorno, questo tipo di rapporto, non era dato nei confronti dei suoi fratelli.

La norma infatti prevede, per la categoria dei fratelli e delle sorelle, il requisito della convivenza e della dipendenza economica per l’erogazione dei benefici. Questo “in ragione della natura assistenziale di questi ultimi”, si spiega nell’ultima sentenza della Cassazione, al punto in cui viene accolto il motivo di ricorso dei ministeri contro i Musolino.

Dunque l’individuazione dei beneficiari, dal punto di vista legislativo, è caduta solo su coloro che risultavano a carico o convivevano con il soggetto colpito e che dunque contavano sul reddito del soggetto colpito dall’evento. Molto chiara la Cassazione in questo passaggio: «Sotto questo profilo la posizione dei fratelli non è comparabile a quella del coniuge superstite e dei figli della vittima».

Vengono così annullate le due sentenze del tribunale di Pisa prima, e della corte d’Appello di Firenze poi, che invece avevano riconosciuto il diritto ai benefici a Rosa Lucia Musolino e Giuseppe Musolino, fratelli di Alessio, assistiti dall’avvocato Andrea Bava di Genova. Respinti invece gli altri tre motivi di ricorso dei ministeri. —

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