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'Ndrangheta, le terre sporche sepolte nel cantiere di un maneggio. Le intercettazioni

I materiali inquinati finiti in un'azienda di Peccioli. La proprietà «Noi ignari»

PECCIOLI. Terre sporche, terre inquinate che possono contaminare il suolo e le falde acquifere. Terre che finiscono nel cantiere di un maneggio in costruzione, dove cavalli di grande valore saranno ospiti delle stalle in costruzione. Due mesi di camion carichi di materiale che arrivano dall’azienda di riciclaggio inerti Lerose srl di Pontedera – di proprietà dell’imprenditore calabrese Domenico Lerose – e finiscono nel cantiere della società agricola I Lecci a Peccioli, dove si costruisce un maneggio. Terre certificate come regolari da Aquarno e che invece, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Firenze, sono inquinate, perché mischiate alle polveri tossiche delle concerie di Santa Croce. Il tutto a insaputa dell’amministratore de I Lecci, il commercialista David Castellani.

È contento Lerose quando piazza l’affare. Deve liberarsi di una montagna di materiale che sta nel complesso industriale di Aquarno e la richiesta di Castellani è come la manna che scende dal cielo. «L’ho mangiata la montagna, l’ho venduta – gioisce al telefono con un geometra di sua conoscenza – hai capito? Il quaranta settanta non ce n’ho più». Il quaranta settanta è il tipo di materiale che viene fornito su richiesta de I Lecci. Per la procura però è contaminato dal Keu.

Nel primo contatto Castellani, che ha conosciuto la ditta tramite un cliente, chiede al proprietario dai tremila ai cinquemila metri cubi di materiale. Che qualcosa non torni, per gli investigatori, è dimostrato da alcune cautele che lo stesso Lerose prende quando uno dei suoi trasportatori deve portare il primo carico da Pontedera a Peccioli. Al momento di caricare i mezzi in sede, Lerose avrebbe detto al trasportatore di “metterci una palata più pesante di fino in mezzo, evidentemente senza far vedere al cliente lo zero settanta”. A questo proposito, scrive la giudice per le indagini preliminari Antonella Zatini , Lerose specificava “di non mostrare al cliente una parte di questo materiale, evidentemente ritenendo che la corresponsione dello stesso avrebbe dato luogo a rimostranze; si tratta anche in questo caso di una situazione che ben si attaglia alla criticità del Keu”. Se Castellani avessi visto o capito qualcosa, insomma, non lo avrebbe comprato. Castellani, sentito da Il Tirreno , conferma di «essere totalmente all’oscuro di tutto. Ho appreso la vicenda dai giornali e non capisco perché nessuno ci abbia avvisato se si riteneva che quelle terre fossero inquinate. Dopo 3 anni lo scopriamo dalla stampa».

Il 27 settembre 2018 alcuni agenti della polizia giudiziaria avrebbero prelevato materiale “presso il cantiere della società agricola I Lecci: il materiale risultava contaminato da antimonio, ritenuto dal consulente elemento tracciante per accertare la presenza di Keu”. «A noi – dichiara Castellani – di questo prelievo non ha detto niente nessuno. Avremmo dovuto essere informati».

Lerose è affascinato dal maneggio. Sempre al geometra dirà: «Stanno facendo un coso dei cavalli, un lavoro che...bello, bello, bello veramente. Perché tutte le persone con i soldi c’hanno il cavallo, hai capito? Lo dobbiamo comprare anche noi un cavallo, ci facciamo vedere che li abbiamo anche noi i soldi». Su quali terreni poi quei cavalli fossero destinati a vivere, è un altro discorso. Secondo la procura a I Lecci, in quei mesi del 2018, arrivarono 7.000 tonnellate di rifiuti contaminati . —

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