Logli, l'Europa boccia il ricorso: «Il processo è stato equo»

Antonio Logli

L'omicidio di Roberta Ragusa: ecco quanto pronunciato dalla Corte per i Diritti dell’Uomo. All'ex impiegato comunale resta un ultimo appiglio per far tornare il caso in tribunale

PISA. Arriva un primo rifiuto nella battaglia combattuta dietro le sbarre da Antonio Logli per dimostrare la sua innocenza nell’omicidio della moglie Roberta Ragusa.

È quello pronunciato dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo. Da quanto appreso da Il Tirreno il Tribunale internazionale con sede a Strasburgo ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. Non c’è stato alcun giudizio nel merito sulle presunte violazioni processuali denunciate da Logli.


La Cedu si è fermata alla lettura del ricorso (presentato dall'avvocato Enrico Di Martino di Massa) e alla sua compilazione ritenendo non ammissibile l’azione dell’ex impiegato comunale in cella dal 10 luglio 2019 per scontare una pena di vent’anni per il delitto e la distruzione del cadavere della madre dei suoi due figli, Alessia e Daniele. Logli aveva contestato all’Italia (il ricorso si fa contro gli Stati) la negazione del diritto ad un equo processo. Sosteneva il 58enne sangiulianese che nel corso dei tre gradi di giudizio «erano stati ignorati i testi a mio favore». Secondo Logli gli investigatori prima e gli inquirenti della Procura poi, e a seguire i giudici che nel tempo si sono pronunciati in triplice concordanza sulla sua colpevolezza, non avrebbero approfondito gli spunti offerti dai testimoni convinti di aver visto Roberta Ragusa dopo la notte della sparizione tra il 13 e il 14 gennaio 2012. Il pronunciamento della Corte che dichiara un ricorso inammissibile è definitivo e non è possibile richiedere la riapertura del fascicolo o proporre una nuova istanza. Il processo è stato giusto, equo e non ha leso, né compresso i diritti della difesa.

Sfumata la carta di Strasburgo sulla quale le aspettative non erano mai state alte, per Logli resta aperta solo l’opzione della revisione del procedimento. Affiancato dall’avvocato Simone Ciro Giordano e dalla criminologa Anna Vagli, il detenuto nel carcere di Massa confida nella riapertura di un giudizio in cui possa dimostrare quello che, a suo dire, non gli è stato permesso in Tribunale a Pisa e in Corte d’Appello.

La scelta del rito abbreviato, (sconto di un terzo della pena in caso di condanna), condivisa con il legale dell’epoca, avvocato Roberto Cavani, comportò un processo sulla base degli atti senza sentire in aula i testimoni di accusa e difesa. Due udienze in primo grado davanti al gup e altrettante in appello e il caso Ragusa venne consegnato agli annali della cronaca giudiziaria nazionale con le certezze formali di una sentenza e le suggestioni innocentiste mai sopite. Un caso di scomparsa diventato uxoricidio con il timbro finale della Cassazione.

In otto mesi dall’integrazione del team difensivo avvenuta a settembre, rinnovato nella casella occupata dall’avvocato, non c’è traccia della richiesta di revisione del processo. Un atto fondamentale da presentare alla Corte d’Appello per invocare un nuovo giudizio. Non bastano i presunti avvistamenti della Ragusa, segnalati mesi addietro in Liguria. Servono elementi significativi e decisivi mai emersi o non considerati durante i processi che hanno portato alla condanna. Al di là dell’annuncio delle nozze con Sara Calzolaio, con tanto di cerchietto di plastica in uso ai tappi delle bottiglie come anello di fidanzamento donato da Logli alla futura sposa, non sono stati resi noti fatti nuovi o testimonianze capaci di ribaltare una verità giudiziaria sancita dalla Suprema Corte. Dopo il no di Strasburgo la revisione è l’ultimo appiglio di Logli per far tornare il caso Ragusa in un’aula di Tribunale. —