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Dimesso solo con il camice e il pannolone: «Babbo era seminudo, non è tollerabile»

A sinistra la foto inviata dalla figlia del paziente: l’uomo di 72 anni appena arrivato a casa con indosso il pannolone e una pettorina in tnt. Nella foto a destra il centro di riabilitazione di Volterra, dal quale l’uomo è stato dimesso il 30 marzo scorso

Volterra: protesta la figlia di un paziente ricoverato nel centro dell’Auxilium Vitae. La struttura avvia delle verifiche interne

VOLTERRA. «Quando il portellone dell’ambulanza si è aperto ho visto babbo. Praticamente era nudo, aveva solo il camice in tnt e il pannolone. Era avvolto solo parzialmente da una coperta che peraltro gli avevamo portato noi. Aveva freddo, non è il modo di riportare a casa un anziano in gravi condizioni di salute. Potevano vestirlo».

A parlare è la figlia di un uomo di 72 anni di Venturina, dimesso lo scorso 30 marzo dal centro di riabilitazione Auxilium Vitae di Volterra, dove è stato ricoverato per alcuni giorni dopo essere uscito dal reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Piombino. Ha gestito la rabbia per alcuni giorni. Fino a quando ha letto sulle pagine web de Il Tirreno il racconto di un episodio simile capitato a un anziano livornese. A quel punto la donna ha contattato il giornale, spiegando quanto accaduto e inviando alla redazione una foto del padre appena arrivato a casa, seminudo, con l’infermiera intenta a inserire la cannula per l’alimentazione. «Ho letto il giornale e mi sembrava di ripercorrere l’episodio che ha coinvolto direttamente mio padre – racconta la venturinese – per questo ho deciso di esprimere la mia insoddisfazione per il trattamento ricevuto».

«Mio babbo da tanti anni fa i conti con dei gravi problemi di salute – prosegue la donna di Venturina – lo scorso 23 febbraio è stato ricoverato all’ospedale di Piombino per una polmonite quindi, una volta dimesso, è stato mandato a Volterra per la riabilitazione. In questi giorni è stato molto difficile avere informazioni sul suo stato di salute, sia per le restrizioni dovute al Covid sia per l’atteggiamento sanitario di alcuni addetti. Ma quello che è accaduto il 30 marzo non è accettabile. Vorrei capire se un trasferimento di questo tipo è un caso isolato, capitato purtroppo a mio padre, o se è la prassi trasferire i pazienti dimessi in questo modo». La figlia dell’anziano assicura di aver inviato alla struttura di Volterra un pigiama e una felpa. «Insomma, ci sarebbe stato il modo per compiere il trasferimento in un altro modo». Non solo. La donna racconta di aver più volte dato al centro di riabilitazione dodici euro per pagare le spese della lavanderia.

«Quando babbo è arrivato a casa c’erano le borsine con tutta la roba sporca e le dodici euro, con scritto che non c’era più il servizio di lavanderia. Avrebbero potuto dirmelo, così avremmo portato altri abiti puliti». I problemi, spiega la donna concludendo il racconto, non sono terminati dopo l’arrivo del padre nella casa di Venturina.

«Gli ausili sono arrivati nei tempi di legge previsti, ma non erano quelli idonei per il tipo di cannula con la quale mio padre si alimenta – fa presente ancora la figlia del settantaduenne di Venturina – Anche il sollevatore è arrivato solo oggi (ieri per chi legge, ndr). In questi giorni abbiamo avuto problemi nel gestire mio babbo, che è tornato a casa con le piaghe da decubito».

Il Tirreno ha contattato il centro di riabilitazione di Volterra per verificare quanto riportato dalla figlia del paziente e per chiedere la versione dei fatti da parte della gestione della struttura.

La direzione si è presa del tempo per verificare quanto successo direttamente con gli addetti che lavoravano al momento della dimissione dell’anziano venturinese, per chiarire le modalità con le quali è avvenuta la dimissione ed eventualmente per rispondere ai rilievi mossi dalla famiglia del paziente. —  RIPRODUZIONE RISERVATA