Sparatore del Cep, no al nuovo processo: torna in carcere

Confermati dalla Cassazione i  9 anni e 4 mesi per tentato omicidio e lesioni. Respinta la tesi del giovane: «Non volevo uccidere» 

PISA. Poco più di tre anni dai fatti alla sentenza della Cassazione che chiude con la conferma della condanna in appello una storia che un sabato mattina di febbraio trasformò per un giorno Pisa in una città in stato di assedio. Dagli spari della mattina all’arresto intorno alle dieci di sera di un giovane dal passato turbolento e un presente che dopo il pronunciamento della Suprema Corte è quello del detenuto.

È definitivo il verdetto per Patrizio Giovanni Iacono, 24 anni, originario di Alghero, residente al Cep. La Cassazione ha respinto il ricorso dei suoi legali e diventa così esecutiva la pena di 9 anni e 4 mesi di reclusione per gli spari contro alcuni avventori della Caffetteria Tirreno che, a suo dire, lo avevano offeso. In primo grado, in abbreviato, era stato condannato a 15 anni, 9 mesi e 10 giorni per il tentato omicidio nei confronti di due persone (in appello l’accusa era caduta per un episodio), le lesioni aggravate per altre due, il porto abusivo di arma, la detenzione illegale di armi e l’evasione. I giudici dell’impugnazione avevano riqualificato in un caso il tentato omicidio in lesioni aggravate, concesso la continuazione per una serie di altri reati ed escluso l’aumento per la recidiva.


Dopo aver passato diversi mese in carcere, Iacono già nell’aprile 2019, al tempo dell’appello, era tornato in libertà. Il no della Cassazione a un nuovo processo è il capolinea giudiziario per il giovane sardo che a Pisa viveva con la mamma e un fratello più piccolo. L’altro, Dimitri, 29 anni, il più grande della famiglia Iacono, sta scontando una pena di dieci anni nel carcere di Volterra per un omicidio avvenuto ad Alghero nel 2014.

Alla fine per Patrizio Giovanni è rimasto il tentato omicidio solo per uno dei quattro amici seduti ai tavolini del bar. Il resto sono reati collezionati in una sequenza che mise insieme l’evasione dai domiciliari, l’uso di armi modificate e illegali e le lesioni personali aggravate. Quello che fu battezzato lo sparatore del Cep alle 11,30 del 9 febbraio 2018 fece piombare la città in un cappa di terrore. Fino a quando alle dieci di sera la polizia non lo arrestò in un casottino poco distante dall’appartamento in cui viveva, Pisa fu paralizzata da posti di blocco di agenti e carabinieri, blitz con armi spianate a Palazzo Blu per il timore che l’autore del raid al Cep si fosse asserragliato nello storico edificio sul lungarno Gambacorti.

Iacono dal carcere scrisse una lettera a Il Tirreno: «Non volevo uccidere. Quello che ho fatto non l’ho fatto, come dicono, per un banale richiamo. Le cose non stanno così, avevo le mie ragioni. Queste sono le mie vere parole, ho avuto le mie ragioni per sparare anche se so di aver sbagliato, non ho chiesto e non chiederò scusa alle quattro persone, non sono pentito di niente. Pentito non fa parte del mio vocabolario. Le persone dovrebbero prendersela con quei prepotenti che mi hanno aggredito in gruppo». Consapevole che lo spettro del carcere si sarebbe avvicinato al momento della sentenza, Iacono torna in cella mantenendo il punto sulle ragioni di un assalto a mano armata che gli costerà una detenzione che non sarà breve. Quel sabato di febbraio il richiamo dei quattro, anche con parole colorite, sarebbe stato l’innesco degli spari. «Chi siete vigili urbani per dirmi come devo comportarmi in strada?» sarebbe stata la risposta di sfida di Iacono dopo essere passato con la sua moto da cross. Prima gli spari con una scacciacani modificata. Poi va a casa e prende un’altra pistola, una semiautomatica. Ritorna dopo una ventina di minuti e preme di nuovo il grilletto. Quindi la fuga finita dopo quasi undici ore. In uno sgabuzzino gli trovarono armi illegali, un fucile a canne mozze e munizioni. Per accusa e parte civile quei colpi potevano avere conseguenze mortali. Non raggiunsero solo le gambe. In un caso il bottone dei jeans fece scudo all’addome di un ferito. Colpi di pistola sparati per un richiamo a moderare la velocità davanti al bar. —