L’appello al prefetto dei negozianti: «Fateci vendere su appuntamento»

Proposta di Confcommercio per abbigliamento e gioiellerie. La presidente Grassini: «Clienti in negozio su prenotazione»

PISA. «Sopravvivere alla zona rossa con le vendite su appuntamento per negozi di abbigliamento, calzature e gioiellerie». È questa la richiesta urgente che Confcommercio Provincia di Pisa ha inoltrato al prefetto Giuseppe Castaldo, rispetto a un settore ormai ridotto allo stremo a causa delle continue chiusure.

«C’è una inaccettabile e illogica discriminazione tra commercio che può aprire e commercio che non può aprire, e i negozi di moda, calzature e gioiellerie sono le attività commerciali tra le più penalizzate in assoluto – chiarisce la presidente Federica Grassini –. Ad oggi sono già chiusi oltre 200mila negozi del settore moda e la contabilità delle chiusure aumenta inesorabilmente di giorno in giorno. Stiamo assistendo a un disastro economico senza precedenti, venti miliardi di consumi bruciati in un anno, per un settore come quello della moda fortissimamente legato alla stagionalità».

Con questa primavera è già la terza stagione che va in fumo, con tutte le conseguenze in termini di perdita di fatturato e giacenze di magazzino che resteranno invendute. «Da qui la nostra richiesta al prefetto di poter aprire in deroga per i negozi di abbigliamento, calzature e gioiellerie, a condizione che la vendita in presenza avvenga esclusivamente su appuntamento, e sull’esempio di quello che già accade in molti paesi del nord Europa», sottolinea ancora la presidente di Confcommercio. Conclude il direttore Federico Pieragnoli: «La vendita su appuntamento, nel rispetto rigoroso dei protocolli di sicurezza che già esistono, garantisce da ogni tipo di rischio di contagio e assembramento, e rappresenterebbe, soprattutto per i negozi più piccoli, una valvola di ossigeno ora più che mai necessaria per continuare a sopravvivere. Serve una svolta, ricominciare a dare qualche certezza e una prospettiva di futuro a imprese che non hanno più nessun tipo di sostegno». —