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Respinti al check-in del volo Pisa-Londra: una ventina di passeggeri bloccati dalla burocrazia

La Gran Bretagna richiede la certificazione di attendibilità dei tamponi eseguiti che alcuni laboratori non rilasciano

PISA. Non è bastato l'esito negativo di un tampone, né la prenotazione di ulteriori, cari, test per scacciare lo spettro del Covid anche nei giorni successivi alla permanenza in terra inglese. La richiesta di una certificazione di attendibilità dei tamponi rapidi eseguiti, per alcuni laboratori impossibile da produrre, ha trasformato in delusione quella che per molti era stata un'inaspettata sorpresa di Pasqua.

È stata inaugurata con almeno venti passeggeri respinti ai check-in la ripresa dei regolari collegamenti tra l'aeroporto Galilei e la Gran Bretagna, seppur con una programmazione molto ridotta rispetto ai periodi pre-pandemia, dopo mesi di blocchi e restrizioni che, soprattutto dopo la diffusione della cosiddetta variante inglese del nuovo coronavirus, hanno costretto le compagnie ad annullare ogni programmazione verso gli aeroporti britannici, se non prevedendo pochi e sporadici voli. Il piccolo boom di prenotazioni (122 biglietti acquistati) per il volo Ryanair Pisa-Londra effettuato domenica mattina è stato in parte dissolto dal rigido protocollo previsto dal governo londinese per i cittadini in ingresso. E per alcuni passeggeri, spiazzati da un iter burocratico scoperto solo all'arrivo all'aeroporto pisano, il viaggio si è trasformato in un miraggio.


Tra test, documenti e certificazioni, almeno venti viaggiatori hanno dovuto rinunciare a quel volo che per tanti avrebbe significato l'inizio di un ritorno alla normalità, soprattutto lavorativa. Respinti ai check-in per la mancanza di un certificato di “garanzia” dei test rapidi antigenici effettuati che non solo ha impedito ad un gruppo di passeggeri di imbarcarsi, ma ha costretto gli addetti dell'aeroporto pisano a lunghi e approfonditi controlli con conseguente slittamento del volo di almeno un'ora.

Per atterrare in terra inglese, il governo londinese chiede ai viaggiatori di presentare all'aeroporto di partenza il risultato negativo di un test Covid-19 effettuato nei tre giorni precedenti a quello di imbarco, compilare un formulario online e osservare un periodo di isolamento cautelare di almeno dieci giorni. Regole applicate da quasi tutti i paesi europei alle quali la Gran Bretagna ha aggiunto l'obbligo di effettuare due test Covid-19 in occasione del secondo e dell’ottavo giorno di quarantena preventiva, esami che devono essere prenotati e pagati prima dell’ingresso nel Paese (al costo di 210 sterline), la cui ricevuta deve essere presentata durante i controlli nell'aeroporto di partenza.

Se il viaggiatore ha effettuato un test rapido antigenico, non basta presentare la certificazione dell'esito negativo, ma occorre accompagnare il risultato da un ulteriore documento (in lingua inglese, francese o spagnola) rilasciato dal laboratorio dove è stato effettuato l'esame che attesti alcuni requisiti minimi del tampone eseguito, sulla base degli standard consigliati dall'Oms per l'utilizzo di test antigenici rapidi: “prestazione di specificità maggiore o uguale al 97% e sensibilità maggiore o uguale all'80%”. Certificazioni che non tutti i laboratori sono in grado di produrre o, comunque, spesso non richieste da chi si sottopone all'esame. Uno scoglio contro il quale si è scontrata la volontà e, in molti casi, la necessità di tanti di raggiungere la capitale inglese.

Degli oltre 120 posti prenotati sull'aereo in partenza dal Galilei domenica mattina solo 85 sono stati quelli realmente occupati. Oltre ai passeggeri a cui è stato precluso l'imbarco, almeno altri quindici hanno rinunciato a presentarsi in aeroporto, probabilmente perché privi della documentazione richiesta. Una beffa che ha alimentato le proteste di chi non è riuscito a superare i controlli, in particolare quelle dei lavoratori italiani impiegati in Gran Bretagna costretti a riprogrammare il viaggio e l'esoso percorso da seguire per atterrare nel Paese d'oltremanica. —

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