Muore nel suo ex reparto storico infermiere in pensione

Alberto Manfredi

Pisa, quelli che erano stati i vecchi colleghi lo hanno assistito in rianimazione. Aveva 68 anni. Il primario Malacarne: «Mi ha insegnato molte cose»

PISA. Quelli che erano stati i colleghi con cui aveva lavorato fino alla pensione lo hanno seguito fino all’ultimo respiro. Sono stati testimoni impotenti di un addio consumato nel giorno simbolo della resurrezione. Lui per primo, l’infermiere passato dall’altra parte e diventato paziente, lo aveva capito che la situazione era seria.

Troppo per sperare in un ritorno a casa. Il destino resta il più fantasioso sceneggiatore delle vicende umane. Alberto Manfredi, 68 anni compiuti il 14 marzo, infermiere in pensione dal 2015 e per quarant’anni anima e cuore della rianimazione diretta dal dottor Paolo Malacarne, è scomparso alle quattro del pomeriggio del giorno di Pasqua in uno di quei letti avvolti in tubi e fili nel reparto dove aveva trascorso la sua vita professionale. Gli sono stati accanto medici e colleghi che fino a qualche anno fa erano i compagni di una missione, salvare vite, che spesso sfiora l’impossibile e che ogni volta impegna tutti senza risparmiarsi. Il Covid si è preso anche lui e segna l’ennesimo lutto nella categoria del personale sanitario. Nonostante non fosse più in servizio, Manfredi, sposato e padre di due figli, originario di San Giuliano Terme e residente a Cascina, era rimasto nel cuore di chi lo aveva conosciuto e ci aveva lavorato insieme. Colleghi, ma non solo. Perché non è che il carattere cambia se sei sul posto di lavoro o fuori. E le centinaia di messaggi di cordoglio testimoniano che l’empatia Manfredi era un flusso continuo verso gli altri. Il primario Malacarne lo aveva trovato nel reparto il giorno del suo arrivo al Santa Chiara. Era il 1989. Manfredi prestava già servizio nella rianimazione.

«Devo dire che Alberto mi ha insegnato molte cose – svela il medico colpito da un lutto che è anche del reparto –. Lui infermiere, io futuro primario. Nella gestione del paziente mi ha dato consigli e insegnamenti. Soprattutto quello di lavorare in tranquillità, senza agitarsi tanto. A volte sollevava delle critiche e anche in modo diretto. Ma era per fare meglio. E il le accettavo. Non voglio dilungarmi su Alberto altrimenti prevale la commozione. Dico solo che dopo tutti quegli anni passati in rianimazione, se non hai dentro l’umanità che aveva lui non puoi resistere». Il consiglio direttivo dell’Ordine degli infermieri «si congiunge al dolore della moglie, dei figli e degli amici per la morte del collega Alberto Manfredi. Rimarrai sempre nei cuori degli infermieri della rianimazione del pronto soccorso dove in 40 anni di professione, con la tua umanità, tanto hai dato alla vita di quelle “vite sospese in quel limbo di corpi in aspettativa e ai colleghi, marinai di quel vascello corsaro”, e dove ora hai lasciato la tua vita. Alberto è sempre andato fiero della descrizione che Adriano Sofri fece della rianimazione dove lui ha prestato la sua opera professionale per una vita». Mercoledì 7 aprile alle 15 dopo la benedizione alla Pubblica Assistenza, la salma sarà trasferita al cimitero di via Pietrasantina per la cremazione. —