«Non basta il digitale» Prof e studenti in piazza

Sotto Palazzo Gambacorti sono tornati a protestare i movimenti che chiedono scuola in presenza e investimenti 

Amanda Fincatti

pisa. Proseguono le manifestazioni in piazza che rivendicano un progetto nazionale che dia priorità alla scuola e ripristini la didattica in presenza. Ieri, a tale proposito, è stato convocato uno sciopero nazionale della Didattica a Distanza che ha coinvolto studenti, docenti e personali Ata (amministrativo, tecnico e ausiliare), con la mobilitazione di oltre 60 città italiane. Davanti al municipio pisano si sono riunite in presidio le articolazioni locali di Pisa, Pontedera e Livorno del Comitato di base della Scuola (Cobas), ente organizzatore e promotore dello sciopero, del Comitato Priorità alla Scuola e del Coordinamento Nazionale Precari della Scuola. «Questa è una protesta che si fonda su tre principi: la scuola, la sanità e il trasporto. Noi non siamo contrari agli investimenti che favoriscono la didattica digitale, anzi, siamo consapevoli che si tratti di un’importante risorsa, ma riteniamo che questa non debba avere priorità assoluta o predominante, poiché l’unica scuola che funziona è quella in presenza», spiega il rappresentante di Cobas Pisa Giuseppe Niosi. Dopo un anno dall’inizio della pandemia i problemi legati alla scuola si sono aggravati dalla situazione di emergenza sanitaria. Durante il presidio i manifestanti hanno esposto la drammatica realtà delle precarietà vissute, delle inefficienze e della disorganizzazione che permea gli istituti scolastici, d’altronde, come spesso sottolineato, già preesistenti da molti anni a causa del progressivo smantellamento dello stato sociale. «La situazione nelle scuole è diventata insostenibile. A prescindere dall’emergenza sanitaria, il precariato è una piaga della scuola italiana, si stima che più del 25 % del corpo docente in una scuola è precario – osserva Alessandra Cavazza rappresentante del Coordinamento Nazionale Precari della Scuola – e questo, conclude, è un problema che rende difficile l’organizzazione di vita dei docenti nonché l’apprendimento degli studenti, soprattutto dei più fragili». Per i collettivi la scuola non può essere quel servizio sacrificabile nei piani di contenimento della diffusione del coronavirus mentre molte attività economiche rimangano attive. Su questo fronte le richieste avanzate pongono l’accento alla necessità di una gestione diversa, in cui la scuola in presenza abbia priorità, e perciò fornita da tutto l’occorrente perché diventi un posto sicuro. «I fondi per la digitalizzazione e il potenziamento della didattica a distanza con l’adozione acritica delle nuove tecnologie implicano il rischio della trasformazione dei docenti in meri facilitatori di un processo di apprendimento standardizzato gestito dalle multinazionali del web. Occorre invece un’inversione di rotta per le ingenti risorse del Recovery Plan. Abbiamo l’urgente bisogno di investimenti per l’edilizia scolastica, per ridurre il numero di studenti per classe e per stabilizzare i docenti e per mezzi di trasporto sicuri. Ribadiamo e continueremmo a ripetere che la scuola in presenza deve tornare ad essere il pilastro fondamentale della nostra società». —


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