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Concorsi pilotati, imputati 44 docenti: ecco i nomi

L’accusa riguarda l’abilitazione all’insegnamento di Diritto tributario. Un professore a un escluso: «Non rientri nel patto»

Una richiesta di rinvio a giudizio di 44 docenti universitari, tra "baroni" e presunti beneficiari degli accordi ritenuti illegali, è stata presentata dalla Procura per l’inchiesta "Chiamata alle armi" che nel settembre 2017 portò a sette arresti e 22 interdizioni dall’insegnamento. L’udienza preliminare (pm Aldo Mantovani, gup Pietro Murano) si terrà a fine aprile al Palacongressi per esigenze di spazi che in Tribunale non sono garantiti causa restrizioni Covid.

LE ACCUSE

Le accuse spaziano dal concorso in corruzione all’induzione indebita, alla frode all’abuso d’ufficio e truffa. Al centro delle indagini della Guardia di finanza gli accordi tra i più influenti professori universitari per decidere le abilitazioni al ruolo di docenti di allievi, colleghi di studio o che facevano parte delle associazioni di categoria.

COME NASCE L'INCHIESTA

Un’inchiesta era partita dalla denuncia di un ricercatore dell’università fiorentina, l’italo-inglese, Philip Laroma Jezzi, che aveva registrato di nascosto con il cellulare un professore mentre gli diceva apertamente che doveva ritirarsi per fare spazio ad altri aspiranti docenti sul cui nome era stato raggiunto un accordo. La sede naturale è diventata Pisa perché l’ultimo caso di presunta corruzione sostenuto dall’accusa sarebbe avvenuto proprio all’università pisana, relativamente al posto di ricercatore attribuito a Francesco Padovani. Secondo la Procura sarebbe stato così ripagato per non essersi presentato al concorso fiorentino del maggio 2016.

«NON SEI NELLA LISTA»

«Con che criterio sei stato escluso dal concorso? Col vile criterio del commercio dei posti». L’ex docente di Diritto tributario, Pasquale Russo, spiega i meccanismi su come si diventa professore universitario. «È stata fatta la lista e tu non ci sei» gli dice Russo il 21 marzo 2013, mentre Laroma lo sta registrando.

«Ciascuno ha chiesto - continua - tutti hanno dato agli altri, quindi c’è stato un do ut des... non è che non sei idoneo alla seconda fascia... non rientri nel patto del mutuando... io ti chiedo Luigi e tu mi dai Antonio, tu mi dai Nicola, tu mi dai Saverio...» Laroma non ci sta: «Come si fa ad accettare una cosa simile?»

«Il professor Russo - scrive il gip - taglia corto e risponde: "Tu non puoi non accettare... Fai ricorso? Però ti giochi la carriera così... Smetti di fare l’inglese, aggiunge Russo e fai l’italiano». Risponde Laroma: «Se loro gestiscono la cosa pubblica in questa maniera penso sia una cosa che interessi l’autorità giudiziaria». E quella registrazione finisce in Procura e dà il via l’inchiesta.

«È UN MONDO DI M...»

Il 16 dicembre 2013, Laroma verifica di non essere stato abilitato né alla prima né alla seconda fascia. Il 14 febbraio 2014 registra un altro colloquio, oltre che con il professor Russo, anche con Guglielmo Fransoni. E Russo dice: «La logica universitaria è questa... è un mondo di merda... è un do ut des». Il filone pisano riguarda il ruolo del professor Alessandro Giovannini, livornese con studio a Pisa, e docente a Siena, la professoressa Brunella Bellè e i ricercatori aspiranti associati Francesco Padovani e Nicolò Zanotti che avrebbero accettato il sistema e usufruito degli effetti che per l’accusa erano frutto «di accordi corruttivi tra docenti di Diritto tributario per spartirsi l’assegnazione di abilitazioni all’insegnamento in base a valutazioni non basate su criteri meritocratici bensì orientate a soddisfare interessi personali, professionali o associativi». --

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