Vertenza ancora al palo per i corrieri Amazon

Una delle ditte annuncia la riduzione dei carichi di lavoro. Ma l’altra dopo la riunione con i sindacati non si fa più trovare

PISA. Le aperture del mattino si sono rivelate solo un prendere tempo da parte di una delle due ditte appaltatrici per conto di Amazon. Il presidio era stato sospeso davanti la sede di Montacchiello, ma dopo che il referente della Trasline non si è fatto trovare per tutto il pomeriggio da oggi i lavoratori tornano sulle barricate. Intanto, si rivolgeranno all’Inps e all’Ispettorato del lavoro. E dire che in mattinata nell’incontro tra sindacati e Assoespressi qualche passo in avanti si era visto.

Sono due le questioni sul tavolo che per cinque giorni hanno tenuto diversi corrieri ai cancelli del magazzino del colosso Usa. Alla Trasline (40 driver) la richiesta del sindacato Uiltrasporti era quella impegnare l’azienda a integrare le buste paga dei dipendenti mettendo la differenza tra quanto percepivano prima della cassa integrazione e quanto prenderanno con l’ammortizzatore sociale. Ma i contatti con la proprietà sono venuti meno nel corso del pomeriggio.


Diverso il caso alla Loed (90 fattorini) dove il problema è opposto, un eccesso di carichi di lavoro che aveva scaricato sui driver ordini e consegne portandoli anche a presentarsi in un giorno a 190 acquirenti online per lasciare il pacco.

«La promessa è che nei prossimi giorni ci sarà una migliore distribuzione dei carichi di lavoro – afferma Marco Sarlo della Uiltrasporti –. Il presidio è sospeso, così come lo sciopero. Abbiamo concesso una settimana di prova per vedere se quello che è stato annunciato sarà poi mantenuto». Sulla vertenza dei driver che lavorano per Amazon, ma dipendono da aziende appaltatrici, arriva la solidarietà di Potere al Popolo. «Dipendenti che si ribellano a una multinazionale i cui profitti hanno reso Jeff Bezos l’uomo più ricco del mondo (196 miliardi di dollari) – si legge in una nota –. Oggi i frutti marci di quelle politiche e della totale disponibilità dei sindacati concertativi ad accettarli colpiscono le vecchie e le nuove generazioni di lavoratori, ponendole in condizioni di super sfruttamento, come emerge dalle testimonianze di chi oggi blocca le merci dei magazzini di Montacchiello. Milioni di lavoratori sono nelle loro stesse condizioni, ma quasi mai alzano la testa a causa del ricatto occupazionale. Per avere un impiego e un reddito si è sempre più disponibili a condizioni di lavoro servili, che mettono a repentaglio la salute quando non la vita, come successo a Maurizio Cammillini il 4 settembre 2018, costretto a correre per consegnare in tempo l’ultima pizza e non essere multato dal padroncino di turno. Anche per questo la lotta dei “driver” di Montacchiello è da sostenere, perché può aprire la strada ad una mobilitazione generalizzata». —

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