Più posti letto nelle terapie intensive: massima allerta sul fronte dei ricoveri

Una terapia intensiva per pazienti Covid

Tra Santa Chiara e Cisanello sono 20 i pazienti in rianimazione sui 66 totali, a Pontedera 22 degenti di cui due in area critica

Pisa. Al Santa Chiara tra sabato e lunedì sono stati preparati alcuni posti letto per la terapia intensiva Covid. Sono vuoti, ma la proiezione dei dati in progressiva ascesa ha indotto l’Azienda ospedaliera ad allestire spazi utili nel caso in cui ci fossero a breve nuovi ricoveri. Una precauzione più che un provvedimento di emergenza.

Non siamo ai numeri di ottobre, quando in ospedale c’erano oltre 200 pazienti, ma l’allerta è alta tra la dirigenza dell’Aoup sul fronte di una pandemia che minaccia la terza ondata di contagi con l’aggravante delle varianti.


Al Santa Chiara, nell’area dell’ex pronto soccorso riadattata da mesi a presidio Covid, alle 9,30 di ieri c’erano dodici pazienti in terapia intensiva. Otto quelli nella stessa unità operativa presente a Cisanello. I degenti ordinari sono 46.

Tra lunedì e martedì mattina non ci sono stati nuovi ingressi a Pisa.

Guardando alla curva dei contagi in perenne crescita e quasi sempre con numeri che superano quota cento, il timore di ulteriori ingressi in ospedale diventa quasi una certezza, anche senza il picco con l’immagine simbolo delle ambulanze in fila al pronto soccorso.

«Il sistema è adeguato e la situazione è sotto controllo» spiega il professor Fabio Guarracino, direttore di un’unità operativa di Anestesia e rianimazione, in prima linea da ormai un anno.

«Abbiamo disponibilità di posti letto in intensiva e non – aggiunge –. Per il momento sono sufficienti questi spazi, ma ovviamente l’azienda con poco preavviso è in grado di ampliare i posti letto. Lo ha già dimostrato lo scorso anno».

Da sabato a lunedì al Santa Chiara sono state attrezzati altri letti per dare una risposta in caso di ricoveri urgenti con richiesta dai reparti o dal pronto soccorso.

In tutto sono una ventina i letti a disposizione nel vecchio ospedale, di cui dodici quelli occupati a ieri mattina.

I dati sui positivi non tendono all’ottimismo. Ormai si parla apertamente di rischio zona rossa dal 15 marzo. E gli effetti saranno quelli di ulteriori stop di attività e mobilità.

«Tutte le volte che ci sono state restrizioni, per quanto siano socialmente difficili da accettare, dal punto di vista sanitario hanno rappresentato una base che ha inciso sul calo dei ricoveri – precisa il professor Guarracino –. Ricordo il periodo del lockdown. In quel periodo registrammo una diminuzione importanti dei ricoveri. Devo dire che il ricorso al sistema dei colori delle regioni non ha avuto lo stesso impatto. Capisco che ci siano questioni economiche che vanno oltre i temi sanitari. Ma è chiaro che noi siamo le gambe del virus. E meno gente circola e più difficile che il Covid si diffonda».–

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