Prima la droga, poi lo stupro. Il racconto del padre della ragazza

Pisa, la denuncia dell’allora 15enne: «In spiaggia mi fece fumare uno spinello, poi mi portò a casa sua per violentarmi»

PISA. «Mi ha fatto fumare uno spinello, sono andata in confusione e mi ha portato a casa sua e mi ha violentata».

L’effetto di una dichiarazione del genere, prima confidata a uno psicologo e poi ai genitori, e in seguita confermata anche in sede di incidente probatorio davanti a un giudice, ha portato al rinvio a giudizio per violenza sessuale di un 30enne di origini livornesi, residente a Pisa (omettiamo le generalità per tutelare la parte offesa, ndr). I due si conoscevano, nonostante la differenza di età, anche per un contatto su Facebook e per l’ambiente scolastico che il giovane continuava a frequentare nonostante il diploma ottenuto da tempo.


L’episodio risale al luglio 2017 a Tirrenia. Lei aveva 15 anni, lui 26. Decidono di passare una giornata al mare. Quello che succede in quelle ore è diventato una denuncia e ora un processo, dopo un passaggio in ospedale della minorenne dopo aver confidato ai genitori cosa le era successo. Ieri davanti al primo collegio del Tribunale (presidente Bufardeci, a latere Mirani e Messina) è stato sentito il padre della ragazza che vive in un comune del Pisano. La famiglia si è costituita parte civile con l’avvocato Bruno Pucci, mentre l’imputato è difeso dall’avvocato Nicola Majatico. Pm Flavia Alemi.

«Ci aveva chiesto di andare al mare con degli amici – ha ricordato il padre –. Si spostava in pullman. Poi ci disse che era stata male e che era stata soccorsa anche dai bagnini. La sera a casa era scossa, molto provata».

All’epoca la ragazza, iscritti a un istituto superiore cittadino, veniva seguita da uno psicologo. E proprio nel corso di un incontro con lo specialista aveva trovato la forza di raccontare l’esperienza di Tirrenia. Lo psicologo a quel punto chiama i genitori e li mette a conoscenza dell’episodio.

«Quando abbiamo affrontato la cosa si è messa a piangere a dirotto – ha proseguito il papà –. È andata in ospedale e da lì è iniziato tutto».

Il genitore ha poi riferito di un’altra situazione. Era il dicembre 2017 e in occasione di una festa a scuola la figlia chiama disperata i genitori.

«Lo avevo visto e scappava per nascondersi – ha rivelato il papà –. Stava male, era terrorizzata. Alla fine una professoressa invitò quel giovane a lasciare la scuola. Mia figlia si sta riprendendo solo da poco. Per mesi non voleva essere abbracciata e tuttora ha difficoltà ad avere rapporti con i ragazzi». Prossima udienza a giugno. —

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