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Pisanità da leggere: ecco 5 testi a cui non si può rinunciare

Quali sono i libri che ogni buon pisano dovrebbe avere nella propria biblioteca? Ecco la nostra “top five” 

Uno dei propositi di questa rubrica è quello di appassionare il lettore, stimolando la ricerca e l’approfondimento delle storie pisane. Pur non potendo avere dei feedback diretti, è cresciuto il numero delle persone che la leggono volentieri, domandandoci qualche elemento extra. Tra i quesiti più ricorrenti c’è quello dei libri, ovvero ci è spesso richiesto un elenco di fonti bibliografiche per iniziare a leggere qualcosa di più sulla storia della propria città. Quali sono i testi che ogni buon pisano dovrebbe avere nella propria biblioteca? Da dove cominciare per appassionarsi alla storia locale? Dove trovare guide, mappe o volumi interessanti che parlano di Pisa? Quali gli autori più importanti? Quanti sono i libri fondamentali da tenere sempre a disposizione?

La bibliografia su Pisa è immensa e nessuno conosce il numero reale di testi (antichi e contemporanei) in cui si parla di storia locale e dei variopinti aspetti di essa. Dello splendore di Pisa, fino al XV secolo, se ne ha memoria dagli scritti di illustri autori antichi: Dionigi di Alicarnasso, Ovidio, Catone, Virgilio, Claudiano, Al-Zuhri, Cassiodoro, Rutilio Namaziano, San Basilio, San Gregorio Magno, Arrigo IV, Maria Comnena. E molti altri parlarono di noi. Il secolo buio per Pisa fu senza dubbio il Quattrocento: la presa della città, il patrimonio violato e distrutto, la memoria cancellata, la popolazione dispersa. Scomparvero documenti e testimonianze che oggi, con fatica e grazie alle nuove tecnologie della ricerca storica (unite agli studi classici), stanno tornando alla luce. Fonti, testi, cronache riapparvero per scandire la vita della città negli ultimi secoli, di pari passo con i cambiamenti sociali, politici, geografici e civili del territorio. Solo nel Novecento è possibile quantificare qualche migliaio di libri dedicati a Pisa.


Proviamo dunque a rispondere a quei lettori che chiedono un suggerimento su alcune letture in linea con i temi di questa rubrica. Innanzitutto dipende dalla sensibilità con cui ci si approccia alla lettura: si spazia dagli studi approfonditi (saggi e testi universitari), passando dalle semplici curiosità, fino alla classica guida per l’amico turista, che in media riesce a visitare solo la Piazza; per questo motivo consiglio sempre di specificare il tema, l’ambito di ricerca o di interesse: la storia cittadina è argomento troppo vago e generico.

Per l’antichità gli studiosi più accreditati sono Stefano Bruni e Emilio Tolaini. Per l’epoca d’oro (quella medievale) Maria Luisa Ceccarelli Lemut, Gabriella Garzella, Ottavio Banti, Mauro Ronzani e Marco Tangheroni. Le arti a Pisa sono trattate da Mariagiulia Burresi, Ilario Luperini, Stefano Renzoni, Franco Paliaga, Lucia Tomasi Tongiorgi e Alessandro Tosi. Il Gioco del Ponte è da sempre oggetto di studio del professor Alberto Zampieri. Per la storia contemporanea ricordo con piacere i vari Renzo Castelli, Giuseppe Meucci, Stefano Sodi e Giuseppe Caciagli. Ci sono poi alcuni “cultori della materia” (o dell’argomento specifico): San Rossore (Castelli), Litorale (Meucci e Piccioli), Storia della Medicina (Zampieri e Vaglini), Urbanistica (Tolaini), Chiese pisane (Sodi, Ceccarelli Lemut e Burgalassi), Novecento (Bernardini), Vernacolo (Adami, Raspolli Galletti), Palazzi storici (Panajia), Illustratori (Vallerini, Viviani e Giuliani), Vita cittadina (Gianfaldoni e Castelli). Insomma, senza alcuna pretesa di integrità e sicuro di far torto a qualche amico (non citandolo), ce n’è per tutti i gusti e tutti i palati. L’importante è sempre partire, scoprire, leggere e appassionarsi. La ricerca non finisce mai e anche la più famosa delle leggende tramandate può e deve essere verificata, smentita e/o approfondita. Una menzione particolare va riconosciuta al web, che oggi veicola tutto a regimi di rotazione elevati, tant’è che è facile imbattersi in qualche bischerata. Così come lo storico di mestiere deve studiare le fonti e attenersi ai documenti, anche i semplici appassionati dovrebbero sempre cercare di trovare ottiche variopinte e obiettive, per dar seguito al “sentito dire”.

E veniamo ai titoli proposti: ritengo che ogni cultore della pisanità dovrebbe avere in casa (o conoscere) almeno un centinaio di testi, che definirei “fondamentali”. Provo (per gioco, ma con cognizione di causa) a stilare una “top five”.

1) “Pisa. La città e la storia”, Emilio Tolaini, Ets, 2007, pagg. 332. Si tratta dell’aggiornamento del più famoso “Forma Pisarum” ed è un saggio fondamentale per la storia urbanistica della città, dall’antichità fino ad oggi.

2) “Pisa, solitudine di un impero”, Rudolf Borchardt, Nistri-Lischi, 1965, pagg. 196. In questo libro, l’autore vede nella storia di Pisa, fin dalle origini, lo svilupparsi di un tipo d'impero diverso da quelli continentali, più idealizzato e illuminato.

3) “Pisa. Storia della città e del comune”, Giuseppe Caciagli, Arnera, 1992, pagg. 224. Un altro testo organico sulla storia della città, con molti dati sulla popolazione e una sintesi cronologica completa fino al Novecento.

4) “Saluti da Pisa: viaggio nel passato attraverso 460 cartoline”, AA.VV., Pacini, 1979, pagg. 221. Un testo che racchiude tantissime immagini della città, tra Ottocento e Novecento. Ideale per chi ama più guardare che leggere.

5) “Storia di Pisa per i ragazzi”, Stefano Sodi, Elke Cavazza, Ets, 2006, pagg.112. Dedicato ai più piccoli, ottimo per l’età scolare, pieno di spunti per visite scolastiche, approfondimenti e per inculcare la passione per la propria città ai giovani.

Dopo aver ruzzato, mi sia concessa una considerazione finale più seria. Abbiamo forse a disposizione una bibliografia pisana enorme, in rapporto alla popolazione e ai lettori. Ho visto con i miei occhi scatoloni di volumi mandati al macero, soprattutto dagli enti o dalle biblioteche che non avevano più spazio. Ho letto di recente qualche saggio che non mi ha trasmesso nulla e che probabilmente è nato fine a se stesso, perché oggi va di moda scrivere o c’è la necessità di pubblicare.

Manca infine una “Storia di Pisa” organica, completa, scientifica, esaustiva, perché è faticoso mettere d’accordo dieci dei migliori studiosi locali per concepire un’opera che qui manca. Il mio auspicio è questo: che aldilà dei nuovi studi e dei nuovi libri pisani (che aspetto sempre con entusiasmo) si possa dare più spazio alla qualità e alla cura del sapere. Ne gioveremmo tutti. —

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