«Fateci lavorare», la protesta dei ristoratori pisani

Bar, locali e ristornati: «Riaprire? Si può. E vi diciamo come». Un decalogo di proposte al Comune

PISA. Suddivisione della città in aree per permettere la riapertura dei locali non presenti in zone di forte afflusso, prolungamento degli orari di apertura, indennizzi per chi è impossibilitato a rispettare le regole del distanziamento e i percettori del reddito di cittadinanza da usare per il controllo delle misure per il contenimento della pandemia.

È composto da quattro punti principali il piano per le aperture in sicurezza presentato in Comune da un gruppo di ristoratori che nel pomeriggio di lunedì 22 si è riunito in piazza XX Settembre per contestare la prolungata chiusura e le restrizioni applicate a ristoranti, bar e pizzerie e il sistema di ristori che, dicono, non sono sufficienti nemmeno a fronteggiare le spese correnti.


Il sit-in, al quale hanno partecipato una ventina di ristoratori e i gestori di alcune palestre del territorio provinciale, è stato promosso da “Io non voglio sparire”, gruppo nato lo scorso dicembre dall’unione di piccoli imprenditori della ristorazione attivi tra Pisa e San Giuliano Terme. Né, slogan, né striscioni. Cartelli e silenzio hanno accompagnato una delegazione di manifestanti a Palazzo Gambacorti, dove è stata ricevuta dall’assessore al commercio Paolo Pesciatini.

«La scelta di ridurre al minimo la presenza di studenti universitari e l’avvento dello smart-working hanno contribuito a ridurre al minimo la nostra funzione sul territorio – le difficoltà esposte dagli operatori del settore –. Vantiamo un numero importante di attività che svolgono un’altrettanto importante funzione di socialità, confronto ed unione. Agli organici aziendali sono legate centinaia di famiglie che inesorabilmente si avviano verso un declino economico». Un quadro in continuo peggioramento che, secondo i manifestanti, senza l’immediata riapertura in sicurezza nei prossimi mesi potrebbe “macchiarsi” di decine di chiusure e della perdita di centinaia di posti di lavoro.

«È arrivato il momento di far riaprire le attività in regola con le misure previste per il contenimento della pandemia – la rivendicazione del gruppo –, sviluppando un piano di riduzione di affluenza solo per quelle inserite in aree cittadine che hanno sempre attirato un gran numero di persone e dove non è possibile mantenere il distanziamento. Chiediamo inoltre di prolungare l’orario di apertura e, per gli esercenti che non possono far rispettare il distanziamento fisico nei propri locali e quindi obbligati a chiudere, predisporre un sistema di sussidi che permetta il sostentamento e non la sola possibilità di ripagare le spese. Proponiamo inoltre di utilizzare come steward per far rispettare il distanziamento fisico fuori dai locali chi percepisce il reddito di cittadinanza».

Insomma soluzioni possibili per sbloccare lo stato dell’arte e consentire alla categorie di tornare a lavorare, secondo i manifestanti, ci sono. Si tratta di cominciare a metterle in pratica seriamente.

«Sono proposte legate ad interventi di carattere nazionale – sottolinea l’assessore Paolo Pesciatini al termine dell’incontro con i rappresentanti della categoria –. Il Comune continuerà a fare la sua parte e rappresenterà anche al governo le difficoltà del settore e le sofferenze che vivono le città turistiche».