In tribunale per avere il vaccino per Tommaso, tetraplegico

Il palazzo del tribunale a Pisa

La battaglia di un papà e una mamma ultra settantenni per il figlio disabile: «Le persone fragili sono ancora in attesa di una risposta» 

Pisa. È la lettera di un padre che vuole proteggere il proprio figlio. Di un genitore anziano e quindi potenzialmente più esposto ai rischi legati al Covid che chiede vengano tutelati prima i soggetti fragili, come suo figlio, cioè vengano destinati a loro i vaccini contro il coronavirus. Per Paolo Andreussi, professionista pisano, non è una battaglia nuova. E anche se fino ad ora non ha ricevuto risposte non intende mollare. Per Tommaso, suo figlio, tetraplegico. Così papà Paolo ha preso di nuovo carta e penna annunciando di aver deciso di portare la questione in tribunale. «Ho più volte sollecitato la Regione a vaccinare le persone affette da gravi patologie croniche, i cosiddetti “fragili”, e in particolare i portatori di handicap non autosufficienti come mio figlio Tommaso – scrive – . Ho anche scritto ai giornali, sono stato in tv, e come me altri hanno sollevato il problema, tra cui il consigliere regionale Iacopo Melio. Non ho mai avuto risposta. E i “fragili” sono ancora in attesa: saranno vaccinati dopo i medici, compresi quelli in pensione e i liberi professionisti, gli amministrativi della sanità, i veterinari, e tutti gli over 80, compresi quelli sani».

«Non conosco tutte le malattie di cui soffre l’umanità, ma conosco bene la condizione di mio figlio – continua Andreussi –. Tommaso è tetraplegico: i suoi quattro arti e parte dei muscoli che gli permettono di respirare sono paralizzati. Questo provoca una grave insufficienza respiratoria: una semplice bronchite lo mette in crisi e una polmonite, come quella da Covid, ha buone possibilità di essere fatale. Il suo rischio di morte per Covid, cioè, è superiore a quello di un ottantenne sano. Per di più Tommaso non è autosufficiente: ha bisogno di assistenza 24 ore su 24 per svolgere qualsiasi funzione vitale, anche per tossire. Questo lo rende un paziente più che “fragile”, perché assisterlo in caso di malattia richiede preparazione, personale, risorse, strumentazione. Proteggerlo con il vaccino, significa anche sollevare la sanità ospedaliera da un eventuale grosso problema. Non solo: significa proteggere anche i suoi familiari, e segnatamente me e mia moglie. Siamo entrambi over 70 e siamo indispensabili alla vita di Tommaso, che proprio perché non autosufficiente non si può isolare in caso di infezione. Infine: proteggere Tommaso è doveroso, lo dice anche la Costituzione. Ed è possibile: grazie agli antibiotici e alla medicina oggi una persona come Tommaso può lavorare e dare il proprio contributo alla società. E allora perché non farlo? Visto tutto questo, ci siamo rivolti al giudice civile per ottenere l’immediata vaccinazione di Tommaso. Restiamo in attesa di una risposta. Ma ancora meglio, di un appuntamento per il vaccino, per Tommaso». —


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