Disastro dei Monti Pisani, la difesa: "Assolvete Franceschi"

Giacomo Franceschi

L'avvocato De Giorgio ha parlato per tre ore. "Gli indizi non sono gravi, precisi e concordanti"

PISA. Un'assoluzione per non aver commesso il fatto e "perché in un processo indiziario come quello contro il mio cliente gli indizi portati in aula non sono gravi, precisi e concordanti". E' stato il giorno della parola alla difesa nel processo per il disastro dei Monti Pisani. Dalle 10 alle 13,30  l'avvocato Mario De Giorgio, legale dell'imputato Giacomo Franceschi, ha svolto la sua arringa difensiva per spiegare al secondo collegio del Tribunale (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco) perché il suo cliente non ha commesso quello di cui viene accusato. Perché non è lui il piromane capace di distruggere, con premeditazione, 1.200 ettari di collina e quattro case annientate nel rogo. 

Nell'ultima udienza il pm Flavia Alemi aveva chiesto per Franceschi una condanna a 15 anni per incendio boschivo e disastro ambientale. L'episodio risale alla sera del 24 settembre 2018. Le richieste danni: 2,5 milioni di euro con 250mila di provvisionale a favore del Comune di Calci, 10mila euro di provvisionale per la Lega per l’abolizione della caccia; 50mila euro di danni con 10mila di provvisionale per il Gva “Paolo Logli); poco meno di un milione di euro con 100mila euro di provvisionale per il Comune di Vicopisano. La giunta comunale di Buti ha deciso in via solidaristica con una delibera approvata all’unanimità, pur ritenendo provata la penale responsabilità dell’imputato, di non chiedere risarcimenti, ma di lasciare le eventuali risorse disponibili agli enti che hanno subìto più danni come Calci e Vicopisano. Accusato di aver causato «danni incalcolabili» come ha detto la pm (al suo fianco il procuratore capo alessandro Crini) nella requisitoria, Giacomo Franceschi, 39 anni, ex volontariato del Gva “Paolo Logli” di Calci, dopo una prima ammissione colposa del fatto ha ritrattato sostenendo di essere andato in confusione e di non essere lui il piromane del Serra.

Chiamato a dare la sua versione dei fatti, Franceschi nell’udienza disse: «Sono stato nove mesi in carcere e un anno ai domiciliari. Mi è servito per pensare. La sera del 24 settembre 2018 non ero sul Serra. Ci sono andato con le squadre antincendio. Quando ho detto ai carabinieri e al magistrato che c’ero stato ero in piena confusione, panico totale. Non so neanche io perché le dette quelle cose». Pesa, come fardello originario, quel verbale firmato in cui sostiene di aver avuto un attacco di panico mentre stava salendo sul Serra. Arrivato sul punto dell’innesco afferma: «Mi sono seduto e ho tirato fuori l’accendino e ho bruciato i fili della tuta. Avevo un pezzo di carta che ho acceso lasciandolo lì. Avevo bisogno del farmaco che prendo» Davanti al secondo collegio del Tribunale (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco), il magistrato ha illustrato le ragioni per le quali Franceschi è il piromane del Serra. Lo stato confusionale dovuti agli attacchi di panico, versione sostenuta dall’imputato al momento dell’interrogatorio dopo il fermo, secondo il pm non hanno alcun fondamento. «Ha rinnovato il porto d’armi per uso caccia il 23 ottobre 2017 dichiarando di non fare uso di psicofarmaci – ha sottolineato la dottoressa Alemi –. Mai fatto visite con specialisti di Asl, Aoup e Cnr. Non esistono certificati che attestino il disturbo psicologico dell’imputato che per i presunti attacchi di panico a questo punto viene da dire che è il paziente meno refertato nel mondo». Nella precedente uzienda i legali delle parti civili si sono associati alle richieste dell’accusa: il Gva, il gruppo antincendio di Calci di cui faceva parte l’imputato, (avvocato Lorenzo Stefani); i Comuni di Calci e Buti (avvocato Laura Antonelli) e Vicopisano (avvocato Silvia Fulceri) e la Lega per l’abolizione della caccia (avvocato Valentina Angelini). Prossima udienza per la sentenza il 12 marzo.