I capolavori di De Chirico: l’omaggio di Palazzo Blu alla speranza di Pisa

La mostra "De Chirico e la Metafisica", ospitata al Palazzo Blu, sarà visitabile, limiti Covid permettendo, fino all'11 luglio

Successo di visitatori nei primi giorni di apertura, 300 presenze solo venerdì. Bracci Torsi: «Straordinari prestiti dalle più importanti istituzioni d’arte moderna» 

Pisa. Palazzo Blu riapre con il bòtto. Trecento visitatori solo nella giornata di venerdì, a dimostrazione di come la città voglia ripartire proprio dalla cultura. E la mostra dedicata a “De Chirico e la Metafisica”, ospitata nel polo museale di lungarno Gambacorti, ne è la dimostrazione.

Ieri mattina il tanto atteso taglio del nastro con le autorità e i curatori della mostra, dopo lo stop forzato del novembre scorso a causa della pandemia, con l’augurio che il Covid possa dare un po’ di tregua e permettere alla mostra di navigare in acque tranquille fino a luglio. Al centro di tutto una grande carrellata di immagini e di parole, nella quale ogni tema e fase ripercorre la carriera del grande Giorgio De Chirico (1888-1978), pittore e scrittore, padre della metafisica. Si parte dalle prime opere “böckliniane” della fine del primo decennio del Novecento fino ad arrivare all'ultimo periodo neometafisico, passando dagli anni della grande pittura metafisica, dai capolavori del periodo classico dei primi anni Venti ai “Bagni Misteriosi” degli anni Trenta. Poi le tele su “Le piazze d'Italia” e le figure umane trasfigurate in manichini e automi, che richiamano un mondo al di là della realtà che si ricollega all'avanguardia surrealista e che ricorda Magritte, ma non solo.


La mostra ospita opere che fanno parte della collezione personale dell’artista, provenienti dalla Galleria Nazionale di Roma, donate nel 1987 dalla moglie del pittore, Isabella, e dalla Fondazione Giorgio e Isa De Chirico.

«La riapertura del museo di Palazzo Blu – ha detto Stefano Del Corso, presidente della Fondazione Pisa – è un evento che ci auguriamo sia di buon auspicio in questa fase ancora difficile e delicata. Un segnale estremamente positivo per tutto il territorio, come dimostra la partecipazione in questi primi giorni di apertura, nella convinzione che anche la cultura e l’arte possano e debbano sostenere la ripresa e siano centrali per riprendere a progettare in prospettiva futura».

Un concetto, quello della ripartenza, e della ripresa in generale, sul quale si è soffermato anche il sindaco di Pisa Michele Conti. «Finalmente, nel rispetto delle normative nazionali e regionali – ha detto il primo cittadino – Palazzo Blu riapre e svela De Chirico, dimostrando sensibilità e un atto di amore verso il suo pubblico e la nostra città. Limitazioni e situazione contingente non faranno registrare i numeri a cui siamo abituati da più di dieci anni, ma la riapertura dopo la lunga chiusura è un segnale importante per tutta la città e ci racconta di un mondo culturale che non si ferma davanti all’emergenza sanitaria e che riparte».

La città in questo periodo sta vivendo una ripresa culturale anche se i limiti non mancano. «Ma sono queste le energie – ha concluso Conti – sulle quali costruiremo la ripresa di fronte alle difficoltà». L’arte, quindi, come ripartenza, grazie alla ricchezza delle sue opere, come ha ben sottolineato Cosimo Bracci Torsi, presidente della commissione attività culturali della Fondazione Pisa. «Gli straordinari prestiti ottenuti dalle più importanti istituzioni d'arte moderna del nostro Paese – ha spiegato Bracci Torsi – hanno permesso di comporre, con la collaborazione di MondoMostre e grazie al supporto della Fondazione Giorgio e Isa De Chirico, un’eccezionale rassegna dell'opera di questo grande artista che si allarga a comprendere altri autori come Savinio, Sironi, Carrà, Martini e de Pisis, che hanno partecipato, almeno in alcuni momenti, alla pittura metafisica, dandone una più comprensibile e ampia illustrazione».

Nelle sale del polo museale di lungarno Gambacorti è ospitata quindi una serie assoluta di capolavori, capaci di testimoniare l’evoluzione della ricerca di De Chirico e di mostrare la breve ma straordinaria stagione metafisica tramite i suoi esponenti più illustri. La mostra ha infatti il merito di scoprire le prime opere del grande artista fino alle straordinarie ricerche sulla pittura dei grandi maestri del passato, riscontrabili nelle nature morte, nei nudi e negli autoritratti, realizzati tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, giungendo all’ultima, luminosa fase neometafisica che recentemente ha riscosso un grande interesse internazionale. Parliamo di ciò che immaginava De Chirico: visioni di città antiche che si sovrappongono a visioni di città moderne riprese da luoghi di vita, prima Atene, poi Monaco di Baviera, Milano, Firenze, Torino, Parigi, Ferrara, New York, Venezia, Roma. «Luoghi – precisano i curatori – in cui lo spazio pubblico disabitato dall'uomo viene popolato da oggetti, frammenti, rovine, archi, portici, angoli di strade, muri, edifici, torri, ciminiere, treni, statue, manichini, che, estraniati dal loro abituale contesto, emergono con tutta la loro forza iconica diventando irreali, misteriosi, enigmatici».

La mostra, organizzata da Fondazione Pisa insieme a MondoMostre, è curata da Saretto Cincinelli e Lorenzo Canova. —

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