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Morto a 25 anni tra le lamiere del tir, lo strazio del papà: «Non è possibile, voglio morire»

Filippo con il papà Francesco in Piazza dei Miracoli

Pisa, il padre Francesco e i familiari travolti dalla terribile notizia: «Era il nostro fiore all’occhiello, educato e generoso»

PISA. In via delle Gardenie il dolore per la morte di un figlio ha il volto segnato dalle lacrime del padre. «Voglio morire» urla il babbo di Filippo, 25 anni compiuti il 5 gennaio. Accanto a sé familiari, parenti e amici di una piccola comunità laboriosa che da Petronà, in provincia di Catanzaro, si è stabilita nel Pisano.

Arrivano le telefonate dei parenti lontani e Francesco ripete lo strazio di un genitore condannato a sopravvivere al proprio figlio. Una pena perenne da scontare ogni giorno. «Filippo era il fiore all’occhiello della famiglia – ripete il papà Francesco Bubbo –. Era buono, generoso. Sapeva essere educato e rispettoso. I vecchietti della zona lo conoscevano bene. Li accompagnava a piedi».

Aveva una premura per gli anziani non scontata tra i giovani. Un insegnamento della famiglia di cui Filippo faceva tesoro. Il nonno paterno alla notizia della sua scomparsa ha avuto un malore. È cardiopatico e per precauzione è stato trasferito in ospedale.

Lo sgomento ruba le parole per una morte che ha travolto una famiglia privata di una parte del suo futuro. La disperazione di papà Francesco è quella di mamma Caterina e delle sorelle Erica e Antonella. Una famiglia in cui non mancava mai il sorriso e la voglia di aiutarsi nei momenti del bisogno e delle difficoltà.

Da ieri mattina il destino ha deciso diversamente per i Bubbo, accanendosi per quei tiri del destino inspiegabili.

C’è da pensare a riportare la salma a Pisa. A organizzare il funerale. La distanza non aiuta. Anzi, amplifica un tormento che non dà pace.

Filippo dopo le scuole superiori aveva iniziato a lavorare nei villaggi turistici in Calabria.

Solo che la voglia di lavorare non era proporzionata alle occasioni che si presentavano. E così aveva deciso di raggiungere il papà a Pisa e iniziare a fare il suo lavoro, quello di camionista. «Era qui da tre, quattro anni – ricorda il padre –. Nell’azienda ci sono una decina di dipendenti e altri parenti. Siamo una grande famiglia. Filippo faceva volentieri questo lavoro. Gli piaceva girare l’Italia e quando partiva era sempre contento».

Nel racconto del papà i parenti che gli stanno accanto annuiscono con gli occhi Nella casa di via delle Gardenie è entrata una sofferenza fisica che si rinnova ogni volta che il pensiero va a Filippo e alla sua vitalità.

È stato così anche ieri all’inizio di un nuovo giorno di lavoro con la sveglia di notte. Erano le 3,30 circa. Ha controllato il carico sull’Iveco. Poi ha acceso il motore e si è infilato in autostrada, direzione Udine. Ha fatto il suo dovere come gli aveva insegnato il papà nell’apprendistato di un lavoro duro. «Voglio morire» è il tormento di un padre inconsolabile.

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