Coniugi rapinati in casa: «Immobilizzato e picchiato, cercavano la cassaforte che non c’è»

Tirrenia, la testimonianza del titolare di uno stabilimento balneare tenuto in ostaggio da due rapinatori mentre altri prendevano soldi e gioielli. In fondo all'articolo anche il racconto choc della moglie

TIRRENIA. Il cuore che batte come impazzito, la paura di non uscirne vivi. Per due volte in due anni i coniugi Giannessi, proprietari del Bagno Lido, sono stati aggrediti nella loro casa di Tirrenia. Impossibile dimenticare il terrore portato di nuovo nelle loro vite, l’altra sera, da quattro uomini completamente travisati.

«Se non fosse stato per l’allarme che è entrato in funzione, i miei genitori sarebbero stati massacrati. Sarebbero rimasti per ore a picchiarli per cercare una cassaforte che in quella casa non c’è». Di questo è convinta Serena Giannessi, una delle due figlie della coppia, che sabato sera ha chiamato la polizia dopo che la madre era riuscita a telefonarle. «Corri, ci sono i ladri in casa».

Un incubo che si rinnova per Manlio Giannessi, 80 anni, e per la moglie Luigina Neri, 79, che ora vivranno giorni di angoscia nella villetta dove sono stati rapinati.

Uno dei rapinatori non ha esitato a colpire con un pugno l’imprenditore, forse per spaventarlo e spegnere sul nascere la possibile reazione dell’uomo. Non erano ancora le 19 quando i malviventi hanno fatto irruzione nella villetta passando da una finestra della veranda, al primo piano. La moglie era appena tornata dalla messa ed era nel salotto. Il marito invece era in un’altra stanza. Il tempo di sentire un forte rumore e i rapinatori erano davanti a loro.

Uno dei malviventi si è occupato della donna, altri due hanno tenuto sotto minaccia il marito. Un terzo uomo (non è escluso che ci sia stato anche un quarto complice) si è messo alla ricerca di oggetti di valore (anelli e collane d’oro) e soldi. «Non so perché mi abbiano picchiato dopo avermi immobilizzato. Non mi sembra di avere reagito – racconta l’uomo –. Anzi, ho detto anche dove erano i soldi e dove potevano andarli a prendere. Ma loro continuavano a chiedere della cassaforte: “Dov’è il caveau?”. Il risultato lo vedete, mi hanno colpito a un occhio», aggiunge l’ottantenne mostrando i segni delle percosse. «Anche l’altra volta, due anni fa, mi picchiarono ma poi furono costretti a fuggire a mani vuote». L’altra sera l’uomo è stato trasportato all’ospedale e dimesso dopo le cure dei medici del pronto soccorso con una prognosi di 15 giorni.

Le indagini sulla rapina sono affidate alla polizia che ha sequestrato alcuni oggetti su cui potrebbero essere rimaste impronte utili. «Siamo confusi – dicono marito e moglie che hanno ricevuto numerose telefonate di vicinanza da parte di amici e dei clienti del Lido –, non è facile in certe situazioni ricordare i dettagli». I rapinatori erano vestiti di scuro, avevano i passamontagna, parlavano con accento straniero ed erano disposti a tutto, convinti di trovare la cassaforte di famiglia. 



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