Tavoli apparecchiati a cena in ristoranti e pizzerie di Pisa

Il 15 gennaio la sfida degli esercenti riuniti nel gruppo “Non voglio sparire”: «Non verrà nessuno, ma vogliamo lanciare un segnale»

PISA. Si dicono pronti a trasgredire a quelle norme che da mesi li costringono a chiusure che bollano come «insostenibili».

Sono pronti a rispolverare coltelli e forchette. A riaprire le porte ai clienti e a riaccendere forni e fornelli anche a cena. Almeno per una sera. «Venerdì vogliamo lanciare un segnale», dicono i ristoratori e i proprietari di pizzerie e pub di Pisa e San Giuliano Terme riuniti nel gruppo “Non voglio sparire”, nato lo scorso dicembre con l’obiettivo di cercare soluzioni che possano conciliare le aperture dei locali con le necessarie norme per il contenimento della pandemia. Un segnale che somiglia più al grido disperato di un settore, quello della ristorazione, allo stremo.


«I ristori dello Stato arrivano, ma non sono nemmeno sufficienti a coprire una parte delle spese fisse e le modalità di asporto e delivery non bastano a far fronte a quelle scadenze mensili che, nonostante le chiusure e le aperture a singhiozzo, non sono mai state bloccate», dicono alcuni dei ristoratori che hanno aderito all'iniziativa nazionale #IoApro. Da Nord a Sud, migliaia di ristoranti hanno deciso di tirare su le serrande e accogliere i clienti. A pranzo e a cena, sfidando i divieti che variano da regione a regione.

«Abbiamo paura di eventuali multe, che andrebbero a gravare su una già pesante crisi, ma occorre dare un segnale – dicono i ristoratori pisani –. Quasi sicuramente non ci sarà nessun cliente, ma apparecchieremo lo stesso i tavoli: un gesto simbolico per far comprendere alla politica e alle istituzioni i problemi e le grandi difficoltà che sta vivendo l’intero settore». Le aperture rispetteranno tutte le misure decise dal governo la scorsa estate: numero di coperti ridimensionato, tavoli distanziati, menù elettronici e massimo quattro clienti ad ogni tavolo. «Se è possibile pranzare in sicurezza in un ristorante (come avviene in questi giorni in Toscana, ndr) non capiamo perché lo stesso non si può fare a cena», prosegue il gruppo di ristoratori che la settimana scorsa ha presentato in Comune una petizione per chiedere la riapertura in sicurezza dei locali firmata da oltre 220 piccoli imprenditori. «A livello locale qualcosa è stato fatto per sostenere le attività, ma non basta per mantenerle in vita – conclude il gruppo “Non voglio sparire” –. Chiediamo solo di lavorare. Le aperture di venerdì saranno un segnale, ma anche una prova: se ci sarà una minima risposta positiva, apriremo i locali anche nei giorni successivi». —

Danilo Renzullo

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