Coordinare salute, diritto e tecnologia: la nuova frontiera della Sant’Anna

Al via il primo corso di dottorando per formare professionisti e ricercatori con un approccio multidisciplinare alla sanità

Giuseppe Boi

Pisa. Per far capire quale sia l’obiettivo del nuovo corso di dottorato “Scienza, tecnologia e management della salute” della Scuola superiore Sant’Anna, la rettrice Sabina Nuti prende a prestito una pubblicità. Per la precisione lo spot “Il futuro insieme” della Tim. Protagonista è un medico nel giorno del matrimonio della figlia. In contemporanea nel suo reparto c’è un emergenza che richiede la sua presenza. Una partecipazione a un intervento reso possibile dalla tecnologia: il dottore indossa un caschetto e viene catapultato nella sala operatoria pur restando nella chiesa accanto alla figlia.


Sembra fantascienza, ma quella pubblicità è più reale di quanto si immagini. L’attuale sviluppo tecnologico, come ha dimostrato paradossalmente la pandemia, consente alla medicina di operare anche da remoto. Perché questo avvenga in maniera efficace e diffusa, servono delle figure che consentano di ridurre la distanza tra la tecnologia e i processi di diagnosi e cura. Persone come i cinque ricercatori e professionisti ammessi al dottorato inaugurato ieri alla Sant’Anna. Nei prossimi tre anni saranno formati per affrontare la complessità dei sistemi sanitari in maniera innovativa, grazie a un percorso interdisciplinare che comprenda temi di carattere medico, tecnologico, giuridico, economico, etico, filosofico e manageriale.

Si tratta di un percorso mai tentato prima alla Scuola superiore Sant’Anna per un dottorato sui temi della sanità. Poiché il corso ha l’obiettivo di fornire strumenti e capacità di gestione nuovi per rendere sostenibili i sistemi sanitari garantendo i livelli di cura, per la prima volta è prevista la partecipazione congiunta di tutti e sei gli istituti della scuola: BioRobotica, Dirpolis (Diritto, politica, sviluppo), Economia, Management, Scienze della vita e Tecip (Tecnologie della comunicazione, dell’informazione, della percezione) coopereranno a un programma che spazia da temi come il diritto della salute e alla salute, le tecnologie innovative come la telepresenza e gli ambienti virtuali negli ospedali con la telemedicina, il ruolo della bioingegneria per la medicina, l’attenzione alla valutazione dei risultati e agli aspetti manageriali.

Altrettanto interdisciplinare è la formazione delle studentesse e degli studenti del corso: un medico igienista (Erica De Vita da Oristano), un medico (Jessica Iera da Lamezia Terme), una giurista (Elena Pavan da Segrate), due economiste (Carmen Angioletti da Matera, e Sara Zuccarino da Genova), uno scienziato della comunicazione aziendale (Luca Pirrotta da La Spezia).

«Prevenire la malattia, curare la salute nella forma delle malattie croniche ed endemiche nella società occidentale e nella difesa dalle emergenze, come è stato per la pandemia provocata dal virus responsabile del Covid-19, è tema che riguarda i clinici ma anche altri professionisti – sottolineano il coordinatore del dottorato Michele Emdin (docente di Cardiologia all’istituto di Scienze della vita e direttore del dipartimento cardio-toracico della Fondazione G. Monasterio) e la vice coordinatrice Milena Vainieri, docente di economia e gestione delle imprese e coordinatrice del laboratorio Mes –. Il nuovo corso permette di studiare strumenti che, in futuro, possono garantire un approccio universale alla soluzione di problemi che mettono in discussione la sostenibilità dei sistemi sanitari e di welfare». –

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