Anche lacrime di gioia per il rientro a scuola in presenza

Gruppi di studenti all’ingresso di un istituto superiore pisano (foto Renzullo/Muzzi)

Momenti di commozione all’istituto Santoni di Pisa. Qualche assembramento segnalato su alcuni autobus a servizio delle linee extraurbane

PISA. L'appello, dopo mesi di risposte filtrate dai microfoni di computer e smartphone, è stato nuovamente accompagnato dalle mani alzate. Le voci, le speranze, i timori delle nuove generazioni sono tornate ad invadere le scuole, trasformate dalla pandemia in una sorta di congelatori di quel percorso scolastico in presenza a più riprese interrotto.

Lunedì 11 gennaio i cancelli delle scuole superiori si sono spalancati per metà degli studenti: una sperimentazione che andrà avanti fino al 15 gennaio. Cinque giorni per verificare il meccanismo della didattica mista, in presenza e a distanza, che dovrà gettare le basi per una probabile graduale ripresa. Prima al 75%, poi (forse) con la presenza dell'intera popolazione scolastica.

Ha retto, almeno nel primo giorno, l'organizzazione dei singoli istituti debuttata dopo settimane di lavoro per consentire a migliaia di studenti di testare il rientro tra le mura scolastiche. Ha funzionato, anche se in qualche caso non è mancata la “classica” corsa al seggiolino e sovraffollamenti su alcuni autobus, il potenziamento del trasporto pubblico locale che, grazie a 32 bus aggiuntivi, è riuscito a gestire «abbastanza bene» la ripresa, aggiungendosi alle svariate misure intraprese dalle singole scuole. Nuovi ingressi, entrate scaglionate e turnazioni delle classi per impedire e prevenire assembramenti ed assicurare il distanziamento fisico, diventato quasi nullo al suono di quella campanella che ha decretato il parziale ritorno in classe e riacceso i volti di migliaia di giovani e giovanissimi trasformati dalla didattica a distanza in una sorta di avatar. Sorrisi e qualche timido abbraccio. Sì, perché l'umano desiderio di un caloroso saluto al compagno di banco in molti casi non è riuscito a resistere a norme, scritte e di buon senso, diventando anche un mezzo per liberarsi del “peso” di mesi di lezioni al computer. Metodo che, secondo la maggior parte degli studenti che per primi ieri hanno attraversato i corridoi delle scuole nel nuovo anno, ha funzionato e può essere d'aiuto in caso di emergenza, ma solo per brevi periodi di tempo.

«Sì, sono contenta di tornare», esclama una studentessa a pochi passi dal cancello del liceo scientifico Dini. «Riparte – prosegue – una quotidianità che si avvicina alla normalità». Quella finora scandita da webcam, microfoni e computer. «Una sperimentazione che, almeno nel primo giorno, è andata bene», il coro dei dirigenti scolastici. «E anche i ragazzi – aggiungono molti presidi – sono stati conteni di tornare in classe». Timori in tanti casi cancellati dall'entusiasmo, sfociato in una classe dell'istituto Santoni in un momento di commozione. Docenti e studenti uniti da un emozionante ritorno in classe, scandito anche dallo sguardo delle forze dell'ordine che, a più riprese, hanno vigilato a distanza su ingressi ed uscite, I (pochi) problemi registrati si sono esauriti in qualche segnalazione di sovraffollamento su alcuni autobus extraurbani. “Assembramenti” nella maggior parte dei casi evitati alle fermate dalla presenza dei “tutor” schierati per gestire il flusso di utenza. Per i sindacati restano invece aperte alcune questioni legate alla sicurezza sul lavoro. La Flc-Cgil ha ribadito la necessità di uno screening di massa (tamponi e test) sul personale scolastico e chiesto di inserire docenti e collaboratori tra le categorie prioritarie per la somministrazione del vaccino anti-Covid. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA