A Pisa paziente curato con un farmaco anti-tumore di ultima generazione

Un laboratorio di ematologia

La terapia si chiama Car-T, nota anche come "farmaco vivente" ed è stata usata per un malato affetto da un grave linfoma

PISA. Il risultato sarebbe, già da solo, di eccezionale valore. Ma lo è ancora di più perché arriva in un momento di estrema pressione sul sistema sanitario e sulle strutture ospedaliere a causa della pandemia da Covid-19. Un’emergenza che l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana ha gestito e sta gestendo mantenendo standard di qualità elevatissimi nelle cure per le altre patologie gravi e gravissime alle quali, fuori dalle corsie di ospedale, la pandemia ci ha solo disabituato a pensare. La dimostrazione di ciò arriva dall’Ematologia dell’Aoup protagonista dell’applicazione di una terapia innovativa grazie al fatto di essere centro di eccellenza.

Il direttore di Ematologia in Aoup Mario Petrini


Proprio in questi giorni è stato dimesso dal reparto, diretto dal professor Mario Petrini, il primo paziente trattato con le cellule T manipolate in vitro prodotte in collaborazione con Novartis. La terapia prende il nome di Car-T e se ne è molto discusso negli ultimi due anni a livello internazionale. In Italia l’autorizzazione all’utilizzo di quello che viene definito “farmaco vivente”, poiché prevede il prelievo e la manipolazione - prima dei reimpianto - di cellule linfatiche T dal paziente, è abbastanza recente. L’Aou pisana, per le sue caratteristiche, è stata ritenuta sede privilegiata per il suo utilizzo che per alcuni malati rappresenta l’unica possibilità di cura.

«Il paziente – spiega il professor Petrini – affetto da una grave forma di linfoma ricaduto e aggressivo era stato sottoposto al trattamento la vigilia di Natale ed è stato seguito nei giorni successivi per il controllo delle reazioni attese che sono state di lieve entità. La realizzazione di questo trattamento costituisce un notevole passo avanti nella terapia di alcune leucemie e linfomi e impiega i linfociti T del paziente che, una volta prelevati e purificati in sede, vengono manipolati con tecniche molecolari, al fine di renderle attive contro la malattia».

«Come si può capire da questa semplice descrizione il processo di selezione del paziente, recupero delle cellule, spedizione e ritorno richiede una forte organizzazione e la collaborazione di diverse unità operative tra le quali il centro trasfusionale ha un ruolo determinante. Dal momento della infusione delle cellule – spiega ancora il professore – sono attesi effetti collaterali anche molto importanti per la possibile tossicità dei linfociti attivati nei vari organi e anche questo richiede la stretta collaborazione e disponibilità di molte unità operative e di specialisti dedicati. Il dottor Enrico Orciuolo coordina tutti questi percorsi e può contare sulla collaborazione dei molti specialisti coinvolti».

La complessità delle procedure e la necessità di un importante lavoro di coordinamento sono però anche i motivi per i quali Pisa, più di altre realtà sul territorio nazionale, ha dimostrato di avere le carte in regola per farsi carico della somministrazione di questa terapia.

«La complessità delle procedure – prosegue Petrini – fa sì che il trattamento possa essere erogato da un centro trapianti di midollo accreditato secondo le normative europee. In considerazione della specificità e del livello qualitativo necessario non tutti i centri di trapianto sono stati abilitati e inizialmente in Toscana era stata valutata la possibilità di accreditare solo il centro di Firenze. Grazie all’impegno della direzione Aoup sostenuta anche dal magnifico rettore è stato possibile dimostrare che la nostra azienda aveva sia le competenze che la capacità per realizzare rapidamente questa terapia senza costi aggiuntivi tranne quello, molto rilevante, delle cellule farmaco superando l’altissimo costo che avrebbe richiesto la realizzazione di un unico centro regionale».

E non è tutto: l’azienda farmaceutica Novartis che ha sviluppato la terapia «ha riconosciuto le potenzialità e la qualità di Aoup – aggiunge Petrini – e ha accreditato, per suo conto, il centro». Con il trattamento del paziente entro la fine del 2020 si è conclusa, quindi, nel tempo atteso la realizzazione di un progetto che pone ancora una volta Aoup e l’Ematologia pisana ai vertici nazionali. —

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