Sequestrato e rapinato in strada con un coltello: due a processo

Costretto a fare prelievi al bancomat, banditi in fuga con oltre mille euro 

PISA. Una scusa per distrarlo e farlo allontanare dal marciapiede dove era in attesa del proprio turno per andare dal parrucchiere e nel giro di qualche minuto i due conoscenti occasionali si trasformarono in rapinatori a mano armata.

È l’accusa che ha portato a processo, con giudizio immediato, un senegalese di 35 anni e un tunisino di 45, chiamati a difendersi dai reati di rapina aggravata, sequestro di persona e porto di armi abusivo


L’episodio a ottobre tra via Crispi e la chiesa della Spina. Il rapinato, rimasto anche contuso nell’aggressione con un referto di 7 giorni per le lesioni a un braccio, è un pisano che, secondo la Procura, fu minacciato e costretto a fare diversi prelievi al bancomat per consegnare i soldi ai due imputati. Si tratta di Abdoulaye Diop Papa, difeso dall’avvocato Roberto Nocent e di Mohamed Habachi, assistito dall’avvocato Sara Baldini. La parte offesa è rappresentata dal legale Paolo Pieracci.

Nella ricostruzione della polizia, a cui il rapinato si rivolse dopo l’aggressione, la sequenza sarebbe iniziata in strada. Lui stava aspettando di entrare dal barbiere per tagliarsi i capelli. Il senegalese e il tunisino lo “agganciano” con una scusa. Parlottano un po’ e poi gli propongono di andare a prendere un caffè. È in quel momento che l’idea della rapina prende forma e sostanza.

Uno dei due imputati sale in casa e prende un coltello da cucina. Scende e torna dall’amico rimasto in strada. A quel punto la situazione si fa seria per il giovane che viene minacciato con la lama alla gola e strattonato per convincerlo a tirare fuori i soldi.

Non ne ha granché nel portafogli. Allora i due lo costringono a fare una serie di prelievi al bancomat. Sempre con il coltello tenuto in vista mentre lo obbligano a raggiungere il primo sportello nei paraggi. I prelievi sono diversi. Alla fine i banditi se ne vanno con 1090 euro. Sotto choc, il rapinato chiede aiuto e sul posto arrivano gli agenti delle volanti. È l’inizio dell’indagine che, anche con il contributo delle telecamere, si conclude con l’individuazione dei due presunti responsabili ora a processo. —