Il grido disperato firmato da 200 imprenditori di Pisa: "Non ce la facciamo più, fateci lavorare"

Un desolante scorcio di via Santa Maria (Foto Fabio Muzzi)

La richiesta è di dire "basta con il sistema dei colori e delle aperture a singhiozzo". Lettera con firme consegnata in Comune 

PISA. «Chiudere tutto è stata la scelta più facile, ma non la scelta migliore». Asporto e delivery hanno tamponato una crisi che nei prossimi mesi rischia di mandare in fumo anni di investimenti e sacrifici, lasciando decine di serrande abbassate e centinaia di persone senza lavoro. Il settore della ristorazione pisano ha deciso di dire basta ad aperture a singhiozzo e ad un sistema di colori che scandisce la quotidianità impedendo qualsiasi programmazione e si appella alle istituzioni per scongiurare quella che temono possa essere l'inizio della fine per centinaia di piccole e medie attività.

«Non voglio sparire», è l'appello lanciato dall'omonimo gruppo nato lo scorso dicembre dall'unione di piccoli imprenditori attivi tra Pisa e San Giuliano Terme che si è materializzato in una petizione firmata da oltre duecento titolari di locali. Ristoranti, pizzerie, bar, pub, pasticcerie uniti in una protesta silenziosa che venerdì 8 gennaio è approdata a Palazzo Gambacorti, sede del Comune, con la consegna delle firme all'assessore alle attività produttive e al commercio Paolo Pesciatini.

Cinque le richieste esplicitate nel documento stilato per chiedere la riapertura in sicurezza di locali e attività che rischiano di non rivedere più la luce. «Chiediamo di essere sostenuti da uno Stato che finora abbiamo solo mantenuto; di riaprire rispettando tutti i protocolli di sicurezza, come ci è stato imposto di attuare mesi fa e a cui ci siamo adeguati a nostre spese; di avere degli orari di lavoro quanto meno logici con chiusure previste non prima delle 23; che gli orari del coprifuoco si adeguino al nostro lavoro e non viceversa e che eventuali provvedimenti vengano attuati nel più breve tempo possibile per evitare che molte attività siano costrette a chiudere per sempre», le rivendicazioni dei ristoratori pisani. L'appello è rivolto al sindaco di Pisa, al presidente della Provincia e al presidente della Regione accompagnato dall'invito a farsi promotori di pressioni sul governo affinché possa mettere in campo tutte le possibili soluzioni per rimettere in moto il settore o, almeno, ricalibrare parte delle restrizioni anti-Covid per permettere a ristoranti, bar e pizzerie di avere maggiori possibilità di lavoro.


«Il nostro settore non ce la fa più – il grido di allarme del gruppo di ristoratori –. Siamo giunti alla conclusione che nei nostri confronti è mancato il rispetto che adesso pretendiamo. Siamo quelli che passano dodici ore al giorno nelle nostre attività e il resto della giornata tra banche e commercialisti, facendo spesso mancare tempo alle nostre famiglie. Siamo il motore del Pil del Paese, la parte più produttiva. Non vogliamo puntare il dito contro nessuno per quanto accaduto in questi mesi: vogliamo solo tornare a lavorare. Apprezziamo le misure messe in campo in questi mesi dal Comune di Pisa – conclude il gruppo – ma non sono sufficienti a risanare o fronteggiare quella che è una situazione drammatica per decine e decine di attività».