Abbattuta palma di 130 anni, “tesoro” dell’Orto botanico

La pianta è stata attaccata dal punteruolo rosso. Il direttore: «Destino segnato,  ma faremo in modo di lasciare un segno di quello che è accaduto»

PISA. A suo modo è una tragedia. Certo, nelle dimensioni che può esserlo un evento di questo tipo. Di sicuro è la scomparsa di un patrimonio cittadino, un bene che vegliava sulla città da ben 130 anni. Ieri mattina all’Orto botanico di Pisa sono cominciate le operazioni di rimozione di una delle due palme del Cile messe a dimora nel lontano 1890. Una pianta di oltre 20 metri che svettava sul piazzale Arcangeli e che, nonostante le cure preventive, è rimasta vittima dell’ormai noto punteruolo rosso, vero e proprio killer delle palme.

«L’attacco del punteruolo è di due anni fa – racconta il direttore dell’Orto e del Museo Botanico di Pisa, Lorenzo Peruzzi – nonostante tutte le palme che abbiamo in coltivazione, compresi quei due esemplari, per 4-5 volte l’anno vengano trattate preventivamente per evitare l’attacco. Di solito le larve di questi coleotteri attaccano l’apice vegetativo della pianta ed è lì che andiamo a fare il trattamento. Ma in questo caso uno di questi animaletti è andato ad attaccare la pianta non all’apice ma un pochino sotto. Quando ce ne siamo accorti, perché una larva è caduta a terra, ormai era troppo tardi. La parte apicale della pianta, che permette di produrre foglie, ormai era compromessa». Il personale ha cercato di mantenere nelle migliori condizioni la palma ultracentenaria fin tanto che è stato possibile. Il grande esemplare per un po’ è rimasto al suo posto, spelacchiato ma intero. Da ieri ha cominciato a perdere pezzi, un po’ alla volta, con l’ausilio di grossi mezzi entrati in azione, non a caso, durante questa seconda fase di chiusura forzata alle visite esterne all’Orto botanico dovuta all’emergenza Covid.


«Sapevamo che il destino di questa pianta era segnato – continua Peruzzi – abbiamo aspettato il più possibile ma perché il taglio di questa palma faceva stringere il cuore a tutti noi». La sorte della palma ultracentenaria, però, non resterà un fatto marginale. L’intenzione e fare in modo che là dove fu messa a dimora resti un segno anche educativo della sua “esistenza”. «Non andremo a procurarci una palma simile, sarebbe difficile e comunque molto dispendioso – continua il direttore –. Al suo posto ci metteremo una “figlia”, nuovi giovani esemplari nati da seme dalla pianta “sorella” che vive accanto. Ci sarà un pannello che spieghi come è avvenuta la perdita della pianta storica, spiegando il problema del punteruolo rosso. E poi aspetteremo con pazienza che la nuova pianta cresca. Ci vorrà molto tempo, ma a un’istituzione come la nostra nata nel lontano 1543 la pazienza non manca di certo!».

I lavori sono in corso. E del resto nell’Orto e nel Museo Botanico neppure il Covid ha fermato le attività. Lo stop alle visite dopo il primo lockdown è stato lungo e sofferto (da marzo a fine luglio). Ed ora è in corso la seconda chiusura. «Il nostro auspicio è quello di ripartire prima possibile – conclude Peruzzi –. Le attività che ruotano intorno all’Orto e al Museo stanno continuando e abbiamo cercato di condividerle tramite i canali social. Abbiamo investito molto su questo in particolare durante il periodo più duro del lockdown quando eravamo tutti costretti a casa, mostrando la natura che si risvegliava e cercando, a nostro modo, di far arrivare a tutti un messaggio positivo». —