Pisa, Sant’Anna bocciata dal Tar: «Illegittimo l’esame orale degli studenti sostenuto a porte chiuse»

Studentessa vince il ricorso dopo la mancata ammissione. La difesa dell’istituzione: scelta dovuta al contenimento del virus. I giudici: trasparenza mortificata

PISA. Una prova d’esame alla presenza solo dei commissari e senza pubblico non è legittima. E non serve citare a sostegno della seduta “blindata” la necessità di evitare assembramenti per il contenimento del Covid. Trasparenza e pubblicità della prova devono essere garantite sempre e comunque. Tra un’aula stipata di gente o senza anima viva, eccetto i commissari, è ragionevole pretendere una via di mezzo che guardi alla salute e al rispetto della legge e che non dia adito a ipotesi di sotterfugi o passaggi oscuri. È la sentenza con la quale il Tar ha annullato la non ammissione di un’aspirante studentessa spezzina alla Scuola Superiore Sant’Anna. E nel bocciare il comportamento dell’istituzione universitaria i giudici amministrativi hanno anche imposto la ripetizione della prova, stavolta aperta al pubblico. Che non dovrà essere una folla, ma un numero adeguato a stabilire almeno una parvenza di pubblicità di un percorso che deve essere improntato alla massima trasparenza. La ragazza, curriculum eccellente e diploma con il massimo dei voti al classico, aveva partecipato alle selezioni per essere iscritta alla classe accademica di “Scienze sociali”. Allo scritto si era classificata seconda, poi era arrivato il momento dell’orale. Terminato il confronto con i commissari non le era sembrato di essere andata male. Quando escono i risultati scorre in orizzontale l’esito delle prove e sulla riga in cui compare il suo nome nell’ultima colonna appare la dicitura “non idonea”.

La votazione non coincide con le sue aspettative. È un colpo duro a cui la studentessa reagisce rivolgendosi a un avvocato. È il professor Daniele Granara che raccoglie i documenti e prepara il ricorso che il Tar accoglie cancellando la non idoneità e imponendo alla Sant’Anna la ripetizione dell’esame per la 19enne ligure. «La pubblicità delle prove orali dei concorsi pubblici (anche di ammissione alle scuole universitarie) costituisce ineludibile corollario dei principi di trasparenza ed imparzialità della pubblica amministrazione – si legge nella sentenza -. L’amministrazione (Scuola Superiore Sant’Anna, ndr) afferma che la deroga a tale regola sarebbe stata imposta dalle linee guida per la prevenzione della pandemia elaborate dalla regione Toscana. Ritiene tuttavia il collegio che la tutela della salute ben avrebbe potuto essere contemperata con la pubblicità delle prove contingentando l’accesso del pubblico». I giudici stigmatizzano il divieto di accesso alle sessioni di esame. E sul punto scrivono: «L’esclusione della presenza di chiunque eccetto i commissari facenti funzione appare una soluzione sproporzionata che mortifica oltre il necessario le esigenze di trasparenza. L’esecuzione della sentenza comporta la riedizione della prova orale con ammissione anche contingentata del pubblico». Sui tempi il professor Granara auspica una decisione rapida della Sant’Anna. «Mi auguro che la mia cliente possa ripetere la prova a breve – spiega al Tirreno l’avvocato – in modo da non dover perdere l’anno accademico. E non vorrei che un’istituzione così prestigiosa come la Scuola Superiore Sant’Anna, dopo una non felicissima immagine data nel caso in questione, insista con un ricorso al Consiglio di Stato nel voler sostenere ragioni che il Tar non ha ritenuto valide». —